Italia

Bersani accusa: Nel Pd siamo al limite

Matteo Renzi chiede ai suoi di non costituire l’ennesima corrente “più renziana” delle altre in un partito già diviso. E invia una lettera ai parlamentari del Pd convocandoli ad un incontro per venerdì. Lo stile dell’assemblea è quello della Leopolda e non piace a Bersani che riapre così un nuovo fronte col segretario-premier. Che tra Rai, fisco, lavoro e gestione del partito ormai non si contano più. Torniamo alla convocazione dei gruppi parlamentari. «Col massimo rispetto per il doveroso dibattito interno al Pd tra aree culturali, sensibilità diverse e gruppi organizzati, vorrei che il nostro confronto fosse sui contenuti più che sulle etichette. Che fiorissero idee più che correnti» scrive Renzi nella lettera ai deputati invitandoli a non trasformare il suo partito in un coacervo di correnti. Il segretario stabilisce l’agenda della giornata di venerdì al quale ha invitato deputati e senatori, con un cronoprogramma non derogabile. «Venerdì pomeriggio – spiega – abbiamo organizzato al Nazareno un punto della situazione informale su quattro temi di qualche interesse» con questa scansione: «Scuola, dalle 14 alle 15. Rai, dalle 15 alle 16. Ambiente, dalle 16 alle 17. Fisco, dalle 17 alle 18». Ma il premier non detta solo l’agenda. «Vi chiedo di partecipare ai singoli gruppi che vi interessano e/o di mandare contributi scritti (brevi e scritti in un linguaggio semplice:astenetevi dal burocratese per favore) sui singoli temi che più vi interessano o riguardano». Pierluigi Bersani è così sbottato. «Siamo al limite, è ora di fare le cose seriamente. I gruppi li convocano i capogruppo, stabiliscono gli ordini del giorno e invitano il segretario». L’ex leader aggiunge che «siamo al limite perché si danno cinque minuti per parlare di fisco, cinque per l’ambiente… ma scherziamo? Io chiedo una discussione ordinata, la convocazione dei gruppi parlamentari, una cosa seria si fa così». La lettera di Renzi spiazza il manipolo di fedelissimi che voleva costituire una nuova corrente. «E’ un incoraggiamento – spiega Matteo Richetti che ieri sera alla camera ha riunito i suoi, definiti catto-renziani – nello spirito del sì alle idee e no alle correnti». Ma i fronti aperti per il governo si moltiplicano e attraversano molti campi: dall’opa di Mediaset sulle torri di trasmissione della tv di Stato, alle critiche aspre del presidente della Camera Boldrini sul rispetto delle prerogative parlamentari (dal jobs act al decreto Rai annunciato e non considerato urgente). «Grazie presidente Laura Boldrini per la difesa dell’autonomia del Parlamento. Sono gravi gli attacchi del Pd. Siamo una repubblica parlamentare» commenta il deputato della minoranza dem, Stefano Fassina. Gli fa eco Nichi Vendola, presidente di Sel: «La Boldrini difende le prerogative del Parlamento e allora l’accusa è “Boldrini fa politica”. Landini difende i diritti dei lavoratori e allora l’accusa è “Landini fa politica”. Pare che l’unico titolato a fare politica e anche antipolitica sia soltanto Matteo Renzi. Ma questo non potrà essere». Infine Maurizio Landini (segretario generale Fiom) commenta che il governo «sta eseguendo alla lettera ciò che gli è stato chiesto dalla Bce nel 2011» cioè «cancellare lo Statuto dei lavoratori e privatizzare tutti i servizi pubblici».

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