Abruzzo

Banca d’Italia: l’economia abruzzese resta debole

Resta debole, in Abruzzo, l’attività economica, pur in presenza di alcuni segnali positivi nell’industria manifatturiera. Aumenta la produzione industriale delle imprese di grandi dimensioni, mentre diminuiscono i livelli di quelle con meno di 50 addetti. Nel complesso, però, la propensione ad investire rimane contenuta. É il quadro che emerge dall’aggiornamento congiunturale sull’economia Abruzzese curato da Bankitalia e relativo al primo semestre dell’anno. I dati sono stati illustrati nel corso di un convegno all’università di Pescara. Presenti, tra gli altri, il direttore della filiale regionale della Banca d’Italia, Antonio Carrubba, il decano dell’ateneo Piergiorgio Landini, il direttore del dipartimento di Economia aziendale, Carlo Mari, l’economista Giuseppe Mauro e il presidente di Confindustria Pescara, Enrico Marramiero. L’aggiornamento rileva come il quadro congiunturale nel settore delle costruzioni sia negativo ad eccezione dell’Aquila; crescono le esportazioni (+4,4%), L’occupazione è calata (-4,7%) e il tasso di disoccupazione ha raggiunto «livelli storicamente elevati» (12,9%). È proseguita la contrazione dei prestiti bancari alla clientela residente in regione, anche se a ritmi più contenuti dell’anno precedente (-1,4%). Giù anche i prestiti alle famiglie (-2,2%), mentre crescono le nuove sofferenze in rapporto ai prestiti, pari al 6,6%. Il risparmio delle famiglie si è orientato verso i titoli di Stato, le azioni e le quote di fondi comuni, a fronte di un calo dell’investimento in obbligazioni private.

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