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Avezzano, neonato muore dopo il parto, indagini in corso per lo staff medico

Questa è una storia che non avrei mai voluto scrivere. Da madre, prima ancora che da donna, posso solo immaginare quale immenso dolore sia perdere un figlio, nel giorno che dovrebbe essere il più bello della tua vita: la sua nascita. Un bambino desiderato per nove mesi, che hai sentito muoversi dentro di te ogni giorno e che hai immaginato nei minimi dettagli e addirittura nel carattere. Invece, talvolta, le circostanze della vita s’inanellano, in modo inimmaginabile e, come dopo uno tsunami, la tua vita e i tuoi sogni vengono irreparabilmente travolti.Ciò è quanto è accaduto a Echarif Amina, una giovane donna marocchina, il 4 giugno 2011, giorno in cui ha dato alla luce Zakariya: il suo bambino che, poco dopo la nascita nell’Ospedale di Avezzano, muore.

Eppure il medico che l’aveva in cura diceva, durante il decorso della gravidanza, che andava tutto bene. Durante i controlli periodici, non era stata riscontrata alcuna patologia o anomalia nella crescita del feto.E allora cosa diavolo è successo? Il 3 giugno Amina, in mattinata, viene ricoverata in ginecologia, poiché è iniziato il travaglio di parto. Il neonato si presentava “di fronte” e quindi sarebbe bastato organizzare un “ordinario” taglio cesareo. Cosa che, invece, non avviene. Lo staff medico inizialmente la segue, affinché avvenga un parto pilotato, con infusione di ossitocina (un ormone che stimola le contrazioni). Invece, solo dopo molte ore di travaglio e dopo un parto “naturale” che non si riesce ad attuare, i sanitari si rendono conto che c’è qualcosa che non va e viene effettuato il parto cesareo. Zakariya viene estratto, alle ore 1,30 del 4 giugno, con vari giri di cordone ombelicale intorno al collo. Il neonato è “ipotonico, bradicardico, con assenza di respiro spontaneo”. E, a distanza di poco più di 6 ore dalla nascita, il piccolo muore.

La Procura della Repubblica di Avezzano, nella persona di Maurizio Maria Cerrato ha avviato le indagini che oggi, a 2 anni e mezzo dalla triste vicenda, sono ancora in corso. Echarif Amina è rappresentata e’ difesa dagli avvocati Gianluca e Pasquale Motta. In questo periodo, inoltre, il sostituto procuratore, per far luce su quanto accaduto, si è avvalso del medico legale Cristian D’Ovidio, in veste di consulente tecnico. E le parole dello specialista gelano il sangue. “La presenza dei 4 giri di cordone ombelicale attorno al collo, responsabili della presentazione di fronte del feto, impedivano la discesa lungo il canale del parto. Inspiegabilmente, inoltre, nel momento in cui la donna viene portata in sala parto, i medici omisero di praticare il monitoraggio e quindi non riuscirono a diagnosticare precocemente la gravissima sofferenza fetale”.

Risultato: Condotta negligente dei sanitari. Un immediato taglio cesareo “avrebbe consentito” conclude il consulente tecnico, “con probabilità prossima alla certezza, la sopravvivenza di Zakariya”.

 

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