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Avezzano, “L’Aia dei Musei”: 1° Polo Museale Comunale della Città

Ben tornati lettori e amici di Marsicanews, approfitto della vostra visita virtuale per aggiornarvi sulle novità culturali nostrane. In questo numero ho il piacere di dedicarmi all’ambizioso programma di recupero, riqualificazione e valorizzazione del Patrimonio storico, artistico e culturale messo in atto nella Marsica.

Per Patrimonio culturale si intende il lascito di testimonianze tangibili che una data società ha ereditato dal proprio passato riconoscendole come elementi della propria identità, come risorsa per lo sviluppo economico del territorio, accrescendone la visibilità, i valori e la memoria collettiva. Il patrimonio culturale è una realtà dinamica, poiché si tratta di un insieme aperto, in perenne ampliamento: di esso vengono a far parte ritrovamenti e acquisizioni continui di dati e materiali (la ricerca nei campi della storia dell’arte e dell’architettura, dell’archeologia, della documentazione archivistica, bibliografica e delle storie sociali).

Emblematica a tal riguardo è la realizzazione del 1° Polo Museale Comunale della città di Avezzano, L’Aia dei Musei “Giovanni Bozzi” (Via Nuova, ex mattatoio). Il progetto culturale attualmente comprende il museo lapidario “Le parole della pietra” e il museo del prosciugamento del Fucino “Il Filo dell’acqua”. Il programma, ancora in fase di completamento, porterà alla realizzazione del Museo del Terremoto, di una Biblioteca, di un’area dedicata alla didattica e ad esposizioni temporanee. Lo spazio antistante gli edifici sarà allestito per diventare un punto di aggregazione sociale per la cittadinanza.

L’incontro al museo con la guida Luisa Bassi (volontaria dell’Associazione culturale Antiqua che fino al 31 gestiva la sede museale, ora tornata nelle mani del Comune), è avvenuto lo scorso 30 gennaio alle 15. Entrando nel padiglione “Le parole della pietra”, il suggestivo allestimento delle antiche epigrafi (custodite fino ad oggi nei depositi del Municipio di Avezzano), restituisce finalmente all’ammirazione della città reperti di epoca romana e medioevale e il racconto per sezioni del passato della Marsica attraverso testimonianze di vita privata, religiosa e politica.

La sezione “abitanti” comprende epigrafi funerarie riferite a liberti (ex schiavi liberati) provenienti dal territorio di Alba Fucens e da quello di Marruvium (S.Benedetto, Pescina, Lecce dei Marsi, Ortona). L’alto numero di errori di scrittura che si riscontra in molte iscrizioni è segno di una scarsa alfabetizzazione, sia per i committenti che per gli artigiani esecutori.

La sezione dedicata alle “arti” comprende due esempi di epitaffi poetici. La tipologia delle stele con porta appare caratteristica di tutta l’area intorno al Fucino, tra il I sec. a.C. e il I d.C. Il significato simbolico di questa riproduzione richiama la “dimora”: la porta rappresenta il passaggio dalla vita alla morte, l’ingresso nell’aldilà. Un’altra produzione tipica della zona è quella dei cippi funerari a colonnetta cilindrica su cui è acciambellato un serpente.

Il materiale esposto apre uno squarcio anche sui “mestieri”. Ad esempio la rappresentazione di una vanga e di una zappa è un riferimento alle feste di Flora e potrebbe attestare l’esistenza ad Alba di una corporazione di giardinieri. La presenza di un cuoco(coco Optimo), probabilmente un liberto, ci testimonia l’esistenza di un uomo che era riuscito ad arricchisti con questa attività.

Tra i “culti” spicca quello di Ercole, il più popolare in tutto il mondo italico fin dalla fase dell’indipendenza. Quello di Flora era anch’esso un culto molto vivo tra le popolazioni dell’Appennino centrale. Un culto del dio Fucino è documentato fin dagli ultimi decenni del III sec. a.C., epoca a cui risale un piccolo altare votivo da Trasacco. L’iscrizione riporta il nome del dio e l’oggetto della dedica. Questo culto locale ebbe una straordinaria continuità, resistendo alla realizzazione, sotto Claudio e Adriano, dell’emissario che ridusse la superficie del lago.

“Le differenze sociali dei nomi” tra schiavi, liberti e liberi erano espresse già dalla formula onomastica, cioè dal modo con cui ciascuno era denominato. Gli schiavi avevano diritto a un nome unico. Per gli uomini liberi fin dalla nascita la formula completa poteva comprendere fino a cinque elementi. Per i liberti c’era una formula dello stesso tipo, ma anziché il praenomen del padre dovevano indicare quello dell’ex padrone.

Alcune iscrizioni esposte aprono spiragli sulla grande “storia”. La base di una statua di Silla eretta ad Alba Fucens negli anni della sua dittatura (82-79 a.C.) conferma il legame forte stabilitosi tra la città e il generale vittorioso.

Nella sezione “Il territorio e le proprietà” il cippo funerario trovato ad Avezzano nei pressi del Castello Orsini documenta la presenza antica in questa zona del gentilizio Salvius, da cui palesemente è derivato il nome attuale del Monte Salviano.

Gli “Stemmi gentilizi” esposti rappresentano ulteriori tracce della storia di Avezzano prima del terremoto del 1915.

Tra i resti della “Chiesa di S.Bartolomeo”, distrutta dopo il terremoto, un capitello in pietra originariamente posto alla sommità di paraste del prospetto.

Quello de L’Aia dei Musei è un viaggio esplorativo nella storia della Marsica, delle nostre tradizioni, delle nostre radici, della nostra identità territoriale. Un tuffo nel passato remoto e prossimo che non può non divenire confronto lucido e costruttivo con l’età contemporanea.

“Il museo deve introdurre la gente in un mondo speciale, in cui le opere dei morti dialogano con gli sguardi dei vivi, in un confronto duraturo e fecondo.” (Roberto Peregalli, “I luoghi e la polvere”)

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