Cronaca e Giudiziaria

Avezzano, De Ciantis: “Ho perso mio padre, se l’ambulanza quella sera…”

“Voi, ad Avezzano, partendo dall’ospedale per arrivare in un’abitazione nei pressi del Centro Sportivo di Cesolino, che strada fareste? Chi non è forestiero sa bene che conviene passare da via Puglie e superare il Ponte Romano, da cui rimarrà da percorrere solo via dei Laghi, ma anche un qualsiasi software per indicazioni stradali suggerirebbe questo percorso, visto che è anche il più breve, oltre che il meno trafficato a qualsiasi ora”. Comincia così il racconto di Claudio De Ciantis in merito alla morte del padre avvenuta lo scorso marzo per arresto cardiaco.

“L’ambulanza del 118 che abbiamo chiamato, invece, ha scelto di scendere per via Don Minzoni ed il seguente sottopassaggio, dove il traffico è sempre maggiore, figuriamoci in quel momento, ovvero un pomeriggio piovoso di sabato; quindi è risalita per via Madonna del Passo – prosegue De Ciantis nel racconto – e nell’ultimo tratto di via Roma ha anche sbagliato due volte imboccando due vicoli chiusi, con l’intenzione di raggiungere la nostra strada a cui invece si accede facilmente solo da via dei Laghi: mio cugino (l’avvocato A. Santilli), che li aspettava su quest’ultima, ha notato i riflessi dei lampeggianti e li è andati a ‘recuperare’, portandoli finalmente da noi dopo un viaggio stimato di più di 10 minuti (la legge ne dovrebbe prevedere 8 in ambito urbano, ma un mezzo con la sirena ne avrebbe impiegati la metà facendo il percorso migliore illustrato prima)”.

“Per mio padre però non c’era più niente da fare era in arresto cardiaco, e 10 minuti senza ossigeno il cervello non può stare; né comunque il Personale dell’Ambulanza era subito salito con l’attrezzatura giusta, poiché dalla Centrale Operativa avevano segnalato solo la caduta per le scale: l’operatrice telefonica non aveva fatto molte domande alla prima chiamata (altrimenti avrebbe suggerito respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco…), e nelle successive si è forse preoccupata più delle minacce di denuncia da parte di mio cugino, che non li vedeva arrivare, invece di ‘registrare’ la sua segnalazione dei precedenti problemi cardiaci di mio padre”.

“Tutto ciò accadeva ai primi di marzo, e trovo il tempo di scriverlo solo adesso in prossimità di quello che sarebbe stato il compleanno del mio papà Antonio, per gli amici Tonino; ma in famiglia sentivamo di non dover far passare sotto silenzio quegli avvenimenti, nella speranza che le cose vengano migliorate. Per essere chiari, non abbiamo astio nei confronti di nessuno, le probabilità che mio padre si salvasse erano bassissime, e noi presenti abbiamo anche la nostra parte di ‘colpa’ poiché impreparati, non avendo mai fatto un corso per i primi soccorsi. Il personale dell’ambulanza poi, una volta arrivato sul posto, si è comunque prodigato, e successivamente si è trattenuto con noi ammettendo onestamente i problemi del servizio, che subiscono anche loro”.

“Rimangono i due punti salienti, sorprendenti e che non so in quanti si aspetterebbero: la Centrale Operativa non ha aiutato, né chiedendo più particolari, né dando i giusti suggerimenti a chi ha telefonato; le ambulanze del 118 non hanno un navigatore con mappe, non ricevono indicazioni sul percorso stradale dalla Centrale Operativa, e se la devono cavare con un ‘TuttoCittà’. Riguardo quest’ultimo punto – conclude De Ciantis – e anche per stemperare un po’ i toni, il medico dell’equipaggio ci ha detto pure che tempo prima comprarono un navigatore satellitare a loro spese… ma poco dopo era stato rubato!”. Povera Italia! ripeteva ogni tanto mio padre…”.

Foto di Claudio De Ciantis

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