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Attualità

Auto incendiata, stalking all’origine dell’atto vandalico/VIDEO


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Avezzano – Un caso di stalking definito “Quasi da manuale”. Vi sarebbe questo all’origine del rogo che, nella notte di sabato, 14 gennaio, ha devastato una Bmw 320 nella piazzola di un distributore Ip, in via XX Settembre ad Avezzano. Inizialmente si era pensato a un cortocircuito, a un guasto. Dalle riprese delle telecamere di sorveglianza dell’area, però, era emersa un’altra verità. Le immagini, infatti, avevano mostrato un uomo che, poco prima delle 2, si era avvicinato con un contenitore pieno di liquido infiammabile e aveva armeggiato intorno alla vettura per poi innescare l’incendio. Si era così ipotizzato che, alla base dell’atto vandalico, vi fossero motivi passionali. Con il farsi chiaro sui contorni e sulla sostanza della vicenda, però, questa brutta storia si fa sempre più anche “Una storia brutta”. Una di quelle storie che non si vorrebbero mai sentire, leggere. Che non dovrebbero essere, in nessun Paese al mondo. Gli uomini del commissariato di Avezzano, coordinati dal dirigente, il dottor Paolo Gennaccaro, che indagano sulla vicenda, risaliti alla proprietaria dell’auto, hanno ricostruito rapidamente le tessere del puzzle, che già in parte conoscevano, in quanto la sconcertante vicenda che vede protagonista, suo malgrado, la giovane donna, era già nota agli agenti. É una storia di vessazioni, di insulti, di atti persecutori, di un’escalation di aggressività e violenza allarmante.

Una storia intessuta da un sentimento malato e distorto, che rovescia su una donna una percezione distorta, l’incapacità di capire che un “no” è un “no”, e basta. Che una storia non inizia, perché esiste solo nell’immaginazione, o è finita, per uno o tanti motivi, ma è finita, e basta. Una pseudo passione che è solo rancore e bisogno distruttivo di controllo e che, dal pure triste ruolo di ‘oggetto del desiderio’, squalifica ancor più una donna, semplicemente, a oggetto. Da piegare, annichilire, possedere. O distruggere: è il triste refrain che ha accompagnato le storie di cronaca con al centro donne aggredite, ferite, deturpate, uccise.
Donne che hanno denunciato, e che la legge non ha potuto proteggere. O che non hanno denunciato, perché strette tra la paura, la speranza che bastasse ammonire, spaventare quello che a loro stava rosicchiando via pezzi di vita, di serenità, e che poi avrebbe finito per annientarle. Strette pure, a volte, da un confuso, inconfessabile – sbagliato tanto quanto infondato – senso di colpa.

Dopo l’incendio della vettura, la donna avrebbe ricevuto anche messaggi intimidatori.
Gli inquirenti stanno procedendo spediti in una direzione precisa, per la definizione piena delle responsabilità del soggetto come anche, pare, di chi potrebbe averlo aiutato, nell’episodio incendiario, a mettere in atto le azioni criminose, con conseguente richiesta di opportuni provvedimenti all’Autorità giudiziaria.
Il triste pensiero è che i casi da manuale diventano spesso casi di ‘nera’. L’auspicio è che i provvedimenti, magari di più generi, siano disposti rapidamente e siano realmente efficaci, e che questa vicenda resti “un caso da manuale”, con un finale però che restituisca pace a tutti i protagonisti.

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