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Aumma aumma

Settimana di Natale abbastanza tranquilla e così abbandono i grandi temi esistenziali per dedicarmi a qualcosa di abbastanza spicciolo.

E’ di alcuni giorni fa la notizia dell’assunzione del nuovo addetto stampa al Comune di Avezzano. E già questo fatto un po’ fa riflettere; non che qualcuno abbia ammazzato qualcun altro però, visto da fuori, sembra che le cose non siano state fatte per bene.

E sembra talmente tanto che questa assunzione ha avuto una vasta eco e ha fatto tremare persino il nostro ordine professionale di riferimento. Dicevamo di date e di concorsi; diffondere la notizia quando uno ha il panettone in mano ha tanto il retrogusto di qualcosa che va nascosto, da non mostrare a troppi. Non come l’argenteria di nonno Peppe.

Tutt’altro. A livello comunale, non solo ad Avezzano, agiscono ormai da anni dei veri fac simile di addetti stampa. In pectore, sotto mentite spoglie, sono tra noi. Ma perché tutto ciò?

Beh, come dire, in ambito giornalistico, come e più che in altri settori, nella nostra martoriata penisola, parenti, amici e fratelli di partito in qualche maniera vanno sistemati. Le cifre sono basse (si parla di 2000-2500 euro all’anno, nella maggior parte dei casi), anche perché l’incarico rimane sotto mentite spoglie. Altrimenti troppe cose sarebbero da regolarizzare…

Una di queste è l’accesso all’incarico; il dover bandire un concorso, insomma. Piatto ricco mi ci ficco e Avezzano, per blasone e per denaro, si è staccato dal circondario e dal discorso complessivo che riguarda la Marsica. Un sogno di stabilità e solidità economica per una professione che in Italia è l’emblema della precarietà e per gente che gira a vuoto da decenni (me compreso…).

E certo che però bandire un concorso e pubblicizzarlo a dovere (ad Avezzano non è stato fatto) ti porterebbe mezza Italia e, vista la crisi, magari, anche qualche curriculum “monstre”.

Come aggirare l’ostacolo? Le tecniche sono state e sono molte e Avezzano è stata solo la punta dell’iceberg. Basta inserire voci ambigue nel bando e il gioco è fatto; laureato, sopra i 185 cm, con l’alitosi e tifoso del Palermo e la scrematura è fatta. Nel regno di Di Pangrazio, nella fattispecie, la tattica è stata però diversa.

Tu rimani sul vago…

Prova di inglese? What? Seconda lingua straniera? Was? Patente europea del computer? Io ho già quella di guida, quindi…

E invece, un bel curriculum lungo lungo, che ha trasformato la prova d’esame nel reparto geriatrico dell’ospedale di piazza Torlonia e la discrezione della commissione giudicante, e il gioco è fatto.

Niente di dimostrabile e, soprattutto, niente di irregolare; solo che Pallotta si è giustamente imbufalito. Nel tentativo di cambiare un’Italia a pezzi, proprio nella Marsica si è consumata una sconfitta epocale.

Piangiamo la scomparsa della trasparenza.

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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