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Telecamere contro gli abusi: c’è il “SI” della Camera

La Camera ha approvato la normativa sulla videosorveglianza in asili, scuole d’infanzia e strutture per anziani e disabili. A Montecitorio i voti a favore sono stati 279, 22 i contrari e 69 gli astenuti. La legge prevede l’installazione di telecamere a circuito chiuso come mezzo di contrasto e dissuasione agli abusi sulle persone più indifese, di cui troppo spesso le cronache danno notizia. Ora il testo passa al Senato per l’approvazione definitiva.

La legge prevede l’installazione delle videocamere nelle strutture, a condizione che tutti gli utenti e i lavoratori ne siano informati e che le riprese siano criptate, con codici a disposizione solo di organismi certificati e della magistratura, unica titolata a consentire la visione delle immagini.

La legge nasce sulla scia degli episodi di cronaca, sempre più frequenti negli ultimi anni  e che vedono vittime di abusi e di maltrattamenti bambini, anziani, disabili in centri specializzati per l’assistenza alla prima infanzia e in luoghi di degenza per la terza età e per i malati, luoghi cioè dove le persone più deboli dovrebbero trovare massima protezione e cura.

Di cosa parliamo, nella realtà? Sacrificare la privacy dei propri figli – e quella del personale che lavora a contatto con loro – è il prezzo da pagare per avere più garanzie sulla loro sicurezza? E già questa domanda non racchiude forse, in qualche misura, una profonda contraddizione? .  Da un lato l’idea di piazzare delle telecamere nelle aule, le cui immagini però siano accessibili soltanto alle Forze dell’Ordine potrebbe essere un giusto compromesso. Dall’altro molte sarebbero le incognite e gli interrogativi nei quali inevitabilmente ci si dibatterebbe, in particolare sull’uso e sul destino di ore e ore di filmati dei nostri figli e dei loro compagni, del lavoro delle educatrici e del personale. Come saranno tutelati? Non c’è davvero il rischio che finiscano in mani pericolose? Poi, a chi farebbe piacere lavorare sotto lo sguardo invasivo di una telecamera. Forse non è sufficiente rispondere che se non si ha nulla da nascondere o se si ha la coscienza pulita, allora non c’è nulla da temere dal Grande Fratello. La realtà viene costantemente interpretata e fraintesa, perché non possono esserlo anche delle immagini?. I dubbi  muovono anche le più grandi avversioni alla legge di tutela dei minori negli asili. Probabilmente è giusto installare le telecamere nelle scuole dei nostri bambini, però lo si fa con un  senso di rassegnazione e di sconfitta. L’uso delle telecamere si riveleranno utili ormai a danno fatto, del resto non è immaginabile ipotizzare una società alla Minority Report. Resta fermo che la misura più efficace contro i casi di violenza a cui purtroppo assistiamo, sia la prevenzione. Con più e migliori valutazioni sul personale, con maggiori restrizioni e controlli, per esempio, sull’apertura di nidi privati, e magari anche più assistenza psicologica nelle strutture a favore degli educatori. Forse è uno scenario utopistico, le telecamere rappresentano quello più realistico e immediato.

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