Ambiente

Asfalto pnalm, De Sanctis : “sfregio ad un santuario della natura”

“Un terribile sfregio ad un santuario della natura mondiale, regno di lupi ed orsi. E’ come aver segnato con un pennarello nero la Primavera di Botticelli. Bisogna fermare gli interventi che stanno andando avanti perché solo una piccola parte è stata sospesa con un’ordinanza “beffa” del parco a lavori ormai quasi terminati su quel brevissimo tratto”, così Stazione Ornitologica Abruzzese onlus, Forum dell’H2O e Nuovo Senso Civico.

Le organizzazioni allegano le immagini dei lavori in corso nell’alta Vallelonga, in pieno Parco Nazionale d’Abruzzo e doppio Sito della rete Natura2000 (zona di protezione speciale in base alla dir. 147/2009/CEE “Uccelli” e sito di interesse comunitario per la dir. 43/92/CEE “Habitat”). Sono istantanee che fanno stringere il cuore: le pietre della fontana dell’Aceretta coperte dal catrame, i boschi attraversati da un serpentone nero, i prati sovrastati dal colore del bitume. Un paesaggio pastorale e montano preziosissimo trasformato irrimediabilmente in un sobborgo di una città. L’Ente Parco, nel gennaio 2015 ha rilasciato il proprio nulla osta autorizzando l’intervento di nuova asfaltatura su una strada sterrata lunga quasi 3 km. “Solo dopo le reiterate proteste, ha cercato un ripensamento, chiedendo al comune, il 29 giugno 2016, nella fase di valutazione di incidenza, realizzata  in maniera illegittima un anno e mezzo dopo il rilascio del nulla osta, di stralciare un breve tratto finale, consentendo l’asfalto su un tratto sterrato di quasi 2 km. In ogni caso, il comune è andato avanti, infischiandosene anche di questa insufficiente prescrizione”.

“Il direttore dell’Ente Parco d’Abruzzo, Dario Febbo, ha cercato di difendere l’indifendibile e le immagini sono inequivocabili. Prima ha parlato dell’esistenza di una “strada già asfaltata” in una lettera inviata al Ministero dell’Ambiente, quando ci sono centinaia di immagini  che accertano che i km finali erano sterrati. Nelle autorizzazioni ha parlato di “ripristino”, quando ci sono gli stessi documenti dell’Ente Parco a testimoniare la presenza di una strada sterrata. Oggi Febbo parla di “diritti acquisiti” per un’autorizzazione su un progetto di 24 anni fa. Nel nulla osta da lui firmato non si fa riferimento ad autorizzazioni pregresse, quindi dovrebbe considerare illegittima la sua tardiva ordinanza sul breve tratto di strada di cui ha chiesto di fermare i lavori, dove tra l’altro sono ormai quasi conclusi? Auspichiamo che rimanga solo una dichiarazione alla stampa visto che un direttore di un Parco nazionale dovrebbe sapere che gli atti amministrativi hanno durata di 5 anni (e il titolo edilizio conseguente permette il completamente dei lavori entro 3 anni)”.

“Chiediamo al presidente del Parco, Carrara, di prendere in mano la questione e al Ministero dell’Ambiente di agire in sostituzione qualora il Parco continui in una gestione che sta portando ad un vero disastro con conseguente figuraccia che presto sarà internazionale. La C.E. sarà presto chiamata a giudicare le azioni reali che il Parco sta consentendo e crediamo che sarà difficile dimostrare che si sta operando per la tutela dell’Orso bruno”.

Dichiara Augusto De Sanctis, presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese “Abbiamo chiesto al direttore Febbo di fare un passo indietro considerata la gravità della situazione, ed è surreale che pretenda di aver ragione. Si sta utilizzando mezzo milione di euro di fondi pubblici per asfaltare una strada sterrata che sulla base della L. 3/2014 e delle stesse richieste dell’Ente Parco, dovrebbe rimanere chiusa al traffico. Stiamo predisponendo anche un esposto dettagliato alla Corte dei Conti. E’ urgente fermare tutti i lavori. L’iter è andato avanti senza trasparenza e le carte che stanno uscendo, solo grazie alle associazioni, a nostro avviso presentano macroscopici errori e illegittimità. Stamattina abbiamo depositato un terzo esposto, dimostrando con documentazione fotografica e atti dello stesso ente parco alla mano, che quella che è stata presentata nei documenti progettuali e nelle autorizzazioni come strada asfaltata era una pista forestale sterrata e senza alcun manto preesistente. Abbiamo chiesto il blocco dei lavori su tutto il tracciato e il ritiro in auto-tutela delle autorizzazioni e dei pareri rilasciati in quanto fondati su una descrizione dello stato dei luoghi non rispondente alla realtà. L’Abruzzo e l’Italia della natura non meritavano un simile obrobrio e faremo di tutto pur di far ripristinare lo stato dei luoghi sull’intero tracciato oggi asfaltato ex novo. Un Santuario della natura si cura, non si offende”.

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