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Artrosi coxo femorale. Oggi si può evitare e curare!


Ultimamente questa patologia è davvero estremamente diffusa.
Si arriva ad avere questi problemi all’articolazione tra la testa del femore (osso della gamba) e la cavità acetabolare dell’osso iliaco (osso che sostiene i muscoli del gluteo) per vari motivi: età, ereditarietà, costellazione ormonica (estrogeni), alterazioni metaboliche, in particolare del calcio (osteoporosi); ma quella più accreditata è data dalla posizione di disequilibrio dell’osso sacro rispetto alle ossa iliache (anche), che con l’andar del tempo, compromette la normale funzione dell’articolazione.

Quando le diverse componenti della stessa perdono le  caratteristiche fisiologiche, si arriva alla degenerazione che, solitamente, porta alla sua sostituzione completa con la cosiddetta protesi dell’anca. La domanda è lecita: perché alcune persone sono soggette a questa patologia ed altre no? Un fattore importante, ma non necessariamente determinante, è il peso corporeo; mentre, per un’altissima percentuale dei casi, è determinante la perdita della fisiologia dell’asse che interessa la stazione eretta, il quale, spesso, non è nella normalità come dovrebbe. Questo genera squilibri e disfunzioni di vario tipo che con il tempo tendono verso patologie importanti e degenerative osteo-articolari, come appunto quella dell’articolazione coxo-femorale.

Si può evitare tutto questo?

Certamente si! Purtroppo per la prevenzione di questa patologia si fa davvero poco, mentre una visita dall’Osteopata sarebbe un modo giusto per verificare lo stato dell’articolazione ed intervenire per evitare la chirurgia sostitutiva, soprattutto dopo aver avuto incidenti o sintomi rappresentativi. L’osteopata ricaverà i dati necessari per stabilire se la fisiologia dell’articolazione e l’asse di equilibrio potranno essere ripristinati. Chiaramente sarà inutile andarci se la patologia sarà eccessivamente avanzata. Fra i pazienti più soggetti a questa disfunzione si riscontrano le donne che hanno subito importanti traumi prima o dopo il parto. Dopo aver dato alla luce il bambino le donne che hanno partorito in modo naturale o con taglio cesareo ( non è una condizione standard ovviamente) possono aver subito un disadattamento del sacro rispetto alle ossa iliache. Questo può essere uno dei motivi che, con il tempo, porta all’artrosi coxo-femorale.

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Capita spesso di sentire donne che notano una differenza nel loro equilibrio proprio dopo aver partorito, segno del fatto che la presenza del feto, può aver causato un disadattamento  tra l’osso sacro e le ossa iliache. Tra i sintomi che possono orientarci verso un problema di questo tipo c’è n’è uno molto conosciuto: il dolore all’ovaio, soprattutto in fase premestruale e il dolore all’inguine nell’uomo (accompagnato spesso da dolore ai testicoli).

Questo disagio  viene scambiato sovente, quando si manifesta a destra, per infiammazione all’appendice. In questo caso non si riesce a diagnosticare la vera motivazione che porta a questo sintomo, quindi si pensa ad una infiammazione dell’appendice appunto, seguita da conseguente intervento chirurgico nella speranza di risolverlo.

Quante volte però anche dopo l’intervento si è ancora in presenza di dolori dello stesso tipo? Anche atteggiamenti scoliotici importanti portano con il tempo a determinare una patologia coxo-femorale. In casi del genere l’osteopatia funziona alla grande: molti atteggiamenti scoliotici vengono normalizzati dopo le sedute. Per la cura eventuale della patologia artrosica coxo-femorale si dovrà esaminare, ovviamente, caso per caso.

A volte sia con l’Osteopatia che con l’Omotossicologia, questa patologia si può curare senza problemi, controindicazioni o reazioni di alcun tipo. Attraverso l’Omotossicologia, se l’articolazione viene presa in tempo, si possono utilizzare farmaci Omeopatici compositi che fermano l’artrosi, riproducono la cartilagine, ristrutturano i sistemi collagenici della capsula articolare e permettono all’osso di ristrutturarsi senza intervenire chirurgicamente. Il binomio Osteopatia ed Omotossicologia funziona perfettamente in questa patologia.

Provare per credere! Molti casi sono stati risolti e tanti altri si possono risolvere, senza creare false illusioni. Ho visto molti giovani pazienti ai quali non è stata data altra soluzione se non quella dell’ intervento chirurgico. Chiediamo a queste persone come è la loro qualità di vita vivendo con l’unica prospettiva che si è loro ventilata. Sapere che esistono altre strade, probabilmente efficaci e risolutive, non illude nessuno, semmai dà l’opportunità di provare nuove soluzioni che, mal che vada, non causano alcun danno o conseguenze irreparabili.  Per l’intervento chirurgico, al limite, c’è sempre tempo.

 

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