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Arssa e le sue sorelle; anche qui, cercasi politica…

arssa-avezzanoLa Regione Abruzzo rischia una paralisi amministrativa se da parte della politica non ci sono risposte concrete ai problemi salariali ed organizzativi dell’Ente, denunciati, ripetutamente, dai Sindacati.

Mercoledì, 16 ottobre, le OO.SS. sono state convocate dal Prefetto di L’Aquila per la procedura di conciliazione di raffreddamento del conflitto previsto dalla Legge sullo sciopero nei servizi essenziali. La procedura non è stata chiusa perché al tavolo di conciliazione era assente l’organo politico regionale, nonostante le OO.SS. avevano sollecitato la sua partecipazione. La disattenzione per le più elementari regole di rispetto istituzionali ha fatto sì che al tavolo prefettizio fosse presente solo una delegazione della parte pubblica, per altro sprovvista di qualsiasi delega, composta da tecnici guidati dal Direttore delle Risorse Umane della Regione.

La problematica oggetto di conciliazione è da ricondursi sia alla mancata allocazione nelle strutture regionali del personale agli Enti strumentali soppressi (ARSSA, APTR, Abruzzo Lavoro) e sia al conseguente taglio del salario del personale regionale (eccezione fatta per la dirigenza).

Queste criticità hanno origine dalle Leggi Regionali concepite frettolosamente nell’intento di conseguire un processo di razionalizzazione della struttura burocratica.

La soppressione ha comportato un’immissione nei ruoli della Regione Abruzzo di personale (circa 300 dipendenti) appartenenti alle categorie del comparato degli Enti Locali. Ad oggi il suddetto personale risulta per buona parte non inquadrato nelle Direzioni regionali generando un disorientamento del personale che, spesso, è costretto a rimanere inattivo per mancanza di un inquadramento funzionale all’interno delle Direzioni e dei Servizi.

Al mancato inquadramento del suddetto personale e al non utilizzo dello stesso si contrappone, paradossalmente, una carenza di organico in diverse Direzioni regionali, che si troverebbero nell’impossibilità di rispettare le scadenze normative e gli impegni con le strutture statali sovraordinate e con la stessa Unione Europea, mettendo a rischio notevoli finanziamenti.

Al danno nei confronti dei cittadini abruzzesi si aggiunge la beffa nei confronti dei dipendenti regionali, che saranno gli unici a pagare il prezzo di una riorganizzazione (soppressione) degli enti strumentali, in quanto ciò comporterà una perdita di salario accessorio tra 1.500-2.000 euro.

Le OO.SS. hanno proposto una soluzione a costo zero per l’anno 2013: utilizzare una parte dei risparmi di gestione conseguiti con la soppressione degli Enti che eviti il taglio del salario accessorio.

Le OO.SS. auspicano che il buon senso, ma soprattutto la volontà politica della Giunta regionale, colga l’importanza strategica delle risorse umane e valorizzi al meglio, attraverso un processo di riorganizzazione, le competenze e le professionalità esistenti tra i dipendenti e i funzionari della Regione.

Le OO.SS. sono disponibili a siglare un accordo sulla produttività 2013 solo a condizione che ci sia un impegno politico e amministrativo concreto da parte del Presidente Gianni Chiodi e della Giunta regionale per impedire che gli stessi possano trovarsi con una salario dimezzato per scelte politiche ed organizzative non sufficientemente meditate.

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