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Arrivano le macroregioni per servizi

Basta con le «repubblichette» è arrivato il momento delle macroregioni e delle aree metropolitane. Arriva da Vercelli, dove ha preso parte all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università del Piemonte Orientale, il monito di Sergio Chiamparino. Nella doppia veste di presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle Regioni, rilancia l’idea di una semplificazione nell’organizzazione degli enti locali. Nessuna fusione tra regioni, che rischierebbe di trasformare la discussione in una nuova “Guerra dei Trent’anni”, ma un ragionamento che parta dalle funzioni. «Su temi come l’ambiente, i trasporti, i fondi europei o la sanità – sottolinea Chiamparino – lo scopo deve essere quello di lavorare per macroaree, per essere più incisivi. Questo non significa creare nuove istituzioni, ma solo fare convenzioni tra quelle esistenti». Il modello teorizzato dal presidente della Conferenza delle Regioni ipotizza una ventina di grandi aree tra città metropolitane e macroregioni, che dovrebbero essere in tutto otto. Un esempio? Il Piemonte. «Arrivare fino al Veneto potrebbe essere difficile, ma con Lombardia e Liguria il discorso va fatto. Senza partire dai confini, ma cominciando a pensare su quali temi ha senso fare una programmazione insieme. La risicoltura vercellese non è diversa da quella della Lomellina». Quello teorizzato da Chiamparino è dunque un cambio di mentalità, prima ancora che organizzativo, pensato per razionalizzare le risorse. Un colpo di spugna rispetto al modello che, negli ultimi anni, ha portato le Regioni «a trasferire in periferia molti servizi». Per riuscirci, secondo il presidente della Conferenza delle Regioni e del Piemonte, «sarebbe sufficiente, all’interno della riforma del Titolo V, inserire i processi di aggregazione tra le Regioni già previsti dall’articolo 132 della Costituzione». Insomma, per i governatori le Regioni così come sono non funzionano più e rischiano di rimanere schiacciate sotto una montagna di debiti. L’idea sostenuta da sempre anche dal vicepresidente della Conferenza, il governatore della Campania Stefano Caldoro, è di inserire le Macroregioni nella legge che abolisce il bicameralismo e il Cnel. Si tratta di un’ipotesi di lavoro, ma in questi giorni si stanno moltiplicando i contatti formali per valutare le modifiche degli articoli della Costituzione che stabiliscono sia il numero delle Regioni sia le loro funzioni. Se passasse questo progetto di revisione costituzionale, le regioni potrebbero decidere autonomamente di svolgere insieme alcune funzioni risparmiando denaro pubblico rendendo i servizi più efficienti. Politicamente il Pd sembra aver trovato un accordo, mentre la Lega è da sempre favorevole alle Macroregioni. Forza Italia ha presentato una sua proposta di legge. E il premier Renzi cosa ne pensa? A lui il progetto è sempre piaciuto. Nel primo incontro con la Conferenza dei presidenti regionali davanti alle prime ipotesi di accorpamento disse che se erano tutti d’accordo dovevano «solo alzare la palla e lui l’avrebbe schiacciata». Sergio Chiamparino ora sembra voler giocare in pieno quella partita.

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