Cronaca e Giudiziaria

Aratari trasferito a Rebibbia, rigettata la richiesta di scarcerazione

Avezzano. É stata rigettata la richiesta di scarcerazione per l’imprenditore Arnaldo Aratari, amministratore della Medisalus di Gioia dei Marsi, trasferito al carcere di Rebibbia. Negata la scarcerazione anche per la moglie di Aratari, Tiziana Mascitelli, impiegata all’Agenzia delle Entrate, che resta ai domiciliari.

La posizione di Aratari, travolto, insieme alla moglie e al suocero, Guglielmo Mascitelli, dall’inchiesta “Tutti per uno”, che ha condotto con sé dieci ordini di custodia cautelare e 18 avvisi di garanzia in totale, è emersa, sin dalle prime battute, ancor più difficile, per alcune specifiche attività da lui condotte insieme alla moglie, Tiziana Mascitelli, e rilevate attraverso numerose intercettazioni, anche ambientali. I due indagati, difatti, avrebbero cercato di danneggiare un militare della Guardia di Finanza al fine di inficiarne le attività. Ad Aratari, considerata una delle figure chiave dell’inchiesta, a seguito di un’altra indagine, risalente allo scorso novembre, la Guardia di Finanza aveva sequestrato beni per oltre 200mila euro. I militari si sono avvalsi di registrazioni audio e video, raccogliendo corposa documentazione attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche; le accuse in capo ad Arnaldo Aratari sono gravose e, in merito al trasferimento al carcere capitolino, sarebbe stato disposto per motivi cautelari.

Intanto si sono conclusi gli interrogatori di garanzia; all’appello manca Giuseppe Agostinacchio, ex carabiniere tuttora latitante.  Le richieste di scarcerazione per il dottor Angelo Gallese e Orlando Morelli, in carcere a Pescara, e per l’ex assessore regionale, Mario Panunzi, agli arresti domiciliari, saranno esaminate lunedì 4 giugno dal Tribunale del Riesame dell’Aquila; martedì i Giudici si pronunceranno sulla richiesta relativa alla posizione del dottor Gino Airoli, anch’egli ai domiciliari. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di frode processuale (art. 374 c.p.), corruzione (319 c.p.), falsità materiale ed ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico (artt. 476 e 479 c.p.), frode assicurativa ( art. 642 c.p.), truffa ai danni dello Stato (art. 640 c.p.) e favoreggiamento (378 c.p.).

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