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Appuntamento con il teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco al teatro dei Marsi

Oggi 12 marzo alle ore 21 Delirio a due l’anticommedia di Eugène Ionesco nella Stagione Teatrale realizzata dal Teatro Lanciavicchio in collaborazione con il Comune di Avezzano nel Teatro dei Marsi.

La messa in scena è realizzata da una delle compagnie più importanti della scena contemporanea italiana Le Belle Bandiere con i pluripremiati Elena Bucci e Marco Sgrosso. Un appuntamento con interpreti di qualità del  teatro italiano e con un testo di un autore geniale e sempre attuale.

 

Scheda dello spettacolo

 

LE  BELLE BANDIERE

Regione Emilia Romagna e Provincia di Ravenna

e con il sostegno del Comune di Russi

 

DELIRIO A DUE

Anticommedia

 

di Eugène Ionesco

 

traduzione di Gian Renzo Morteo

 

regia e interpretazione, scene e costumi

Elena Bucci e Marco Sgrosso

drammaturgia del suono Elena Bucci e Raffaele Bassetti

luci Loredana Oddone

suono Raffaele Bassetti

direttore di scena Giovanni Macis

lampade di scena Claudio Ballestracci

sarta Marta Benini

grafica Alvaro Petricig

foto Patrizia Piccino – Enrico Nensor

Lo spettacolo gioca  con un modello di relazione a due, sospeso tra le convenzioni del naturalismo borghese e un acrobatico equilibrismo sul filo di un assurdo che assomiglia sempre di più alla realtà. E non è certo un caso se i protagonisti dell’irresistibile scherzo teatrale di Eugène Ionesco non hanno nemmeno più un nome proprio, ma sono soltanto Lui e Lei… Hanno bisogno di verificare continuamente il loro legame, ma non trovano altra via che la colpevolizzazione dell’altro, e questo anche per quanto riguarda i misteri della vita. Il dolore, la morte, il tradimento, ogni cosa che non si voglia o non si sappia accettare, ecco, è sempre colpa di Lui o di Lei. Attraverso questo meccanismo, entrambi sono chiusi in un eterno presente, in una navicella di sicura e riconoscibile inconsapevolezza che li traghetta attraverso l’esistenza. Soltanto i crolli e le esplosioni che sentiamo da fuori, pur sfiorando il grottesco, ci fanno presagire l’esistenza del tempo e della storia e il possibile frantumarsi del mondo occidentale che Ionesco profeticamente disegna in preda ad un terrorismo allo stesso tempo ovvio e misterioso.

Si dice che i dialoghi tra innamorati annoino, mentre – dalle comiche di Laurel e Hardy ai film di Woody Allen – i litigi di coppia fanno tanto ridere… proviamo a ricreare in teatro proprio questo, con gli strumenti e le immagini di un presente che ci vede sempre più soli con le macchine giocattolo che abbiamo ideato: la commovente, ridicola, insostituibile ricerca della vicinanza profonda con un altro essere umano, con il quale cerchiamo di condividere peso e gioia dell’essere al mondo. I ridicoli battibecchi di Lui e Lei sono accompagnati dal controcanto ossessivo di una guerra civile che infiamma al di fuori del nido protetto dove si consuma la vacua esistenza degli amanti, impermeabili alle bombe che esplodono, alle sparatorie e alle stragi che riecheggiano nella via, alle pareti e ai soffitti che crollano.

E questo esterno negato rende tragicomico, e a tratti tenero, un dialogo intriso di ripetizioni rituali e non sensi, sorta di meccanismo inceppato che continua a girare a vuoto. Le parole diventano suono puro in un gioco di assonanze, rime sghembe, fonemi ingoiati o masticati, scherzi irriverenti, accostamenti arditi. Il palcoscenico è disseminato di trappole e di percorsi cifrati, come se si fosse dentro un gioco di ruolo che si rivela poi fin troppo reale. Lui e lei sono avatar che si mettono in difficoltà l’un l’altro con stratagemmi sciocchi, come spegnere la luce, cambiare di posto i mobili, confondere le informazioni. Mentono e rivelano, per ingannare angoscia e tempo. In realtà ci raccontano della paura della solitudine, del bisogno di qualcuno che attesti la loro esistenza, dell’irresistibile forza comica nascosta dentro le piccole tragedie quotidiane che spesso, nella loro apparente gravità, ci impediscono di allargare lo sguardo.

Ci appaiono come autistici automi alla ricerca di un perché della vita, di un senso assoluto, perennemente in attesa di una felicità rimandata, provano la reciproca resistenza, per vedere se possono davvero fidarsi della permanenza dell’altro finché morte non li separi, e ci ricordano vagamente le creature di un film di Jacques Tati.

 

Elena Bucci e Marco Sgrosso

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