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Confesercenti,emorragia imprese nel 2013 ma boom ambulanti

Prosegue l’emorragia di imprese commerciali, ad eccezione delle vendite on line e ambulanti.

L’Osservatorio Confesercenti rivela che da gennaio a dicembre 2013 hanno cessato l’attivita’ 83.735 imprese nei settori del commercio, dell’alloggio e della somministrazione, per un saldo finale negativo di 22.616 aziende perdute per sempre. Tra le imprese, cresce solo il commercio fuori dai negozi: gli ambulanti mettono a segno un saldo positivo di 3.334 unita’, mentre la base imprenditoriale di imprese attive nel commercio via internet aumenta di 530 aziende.

L’Osservatorio segnala anche l’altissimo tasso di rotazione tra aperture e chiusure registrato dalle imprese che operano come intermediari del commercio: durante i dodici mesi del 2013 sono state 18.149 ad avviare l’attivita’, contro 18.041 cessazioni per un saldo sostanzialmente stabile (+108).

La crisi – spiega la Confesercenti – investe quasi tutti i settori merceologici: diminuiscono fortemente le imprese attive nel dettaglio moda e tessile (11.510 chiusure, con un bilancio in perdita di 5.994 unita’), nel commercio carburanti (-1.180), per quelle del commercio di giornali, riviste e periodici (-696), e anche per il dettaglio carni e ortofrutta (rispettivamente -780 e -146 unita’). Per quanto riguarda alloggio e somministrazione, invece, a soffrire di piu’ sono le imprese attive nella ristorazione, che hanno registrato oltre mille chiusure al mese durante l’anno, per un saldo finale negativo di 3.586 unita’. Un risultato di poco peggiore di quello delle imprese attive nel servizio bar (-2.995). Giu’ anche l’alloggio (-690).

A livello regionale, la Sicilia risultato peggiore nel saldo aperture/chiusure di imprese del commercio al dettaglio in sede fissa (-2.297 attivita’), seguita da Campania (-2.099 imprese) e Lazio (-1.863). Nell’alloggio e somministrazione a registrare il saldo peggiore e’ la Lombardia (-752 imprese), seguita da Emilia Romagna (-728) e Piemonte (-712).

“I saldi positivi rilevati nell’intermediazione commerciale, nel commercio su area pubblica e attraverso internet – spiega Massimo Vivoli, vice presidente vicario di Confesercenti – confermano il ruolo di shock absorber della disoccupazione ricoperto dai tre settori. Che, necessitando di investimenti minori per avviare un’attivita’, hanno visto crescere il numero di aperture, probabilmente ad opera di persone rimaste fuori, causa crisi, dal lavoro autonomo o dipendente. L’alto numero di chiusure registrato, pero’, dimostra quanto sia complicata la vita degli imprenditori debuttanti, soprattutto se non hanno potuto beneficiare di adeguata formazione, in particolare in un mercato cosi’ asfittico come quello interno italiano”.

“I dati di novembre 2013 dell’Istat sulle vendite al dettaglio – conclude Vivoli –  parlano chiaro: -2,1% nei primi undici mesi dell’anno, variazione nulla (+0,0) rispetto ad ottobre. Siamo l’unico Paese tra i cosiddetti ‘Big Five’ d’Europa ad essere fermi sul fronte della domanda interna”. La Germania ha infatti registrato +1,5%, la Francia +2,1%, la Gran Bretagna +0,3% e la Spagna +1,9%.

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