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Allarme rosso


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Sette giorni buoni per cospargerci il capo di cenere, quelli appena trascorsi. E perché mai? Diciamo che la nostra provincia è finita sotto la scure della cronaca e delle statistiche, assai impietose per le conclusioni che se ne traggono, del nostro vivere quotidiano.

Zona di confine (fra quello che fu il Regno delle Due Sicilie e il “mondo civile”) e di confino, la nostra provincia è stata spesso soggetta a spopolamento; una economia fragile, unita a condizioni climatiche estreme e a frequenti terremoti, nei secoli ci hanno dipinto non proprio come il paradiso sulla terra.

Con il secondo dopoguerra però le cose sono cambiate, almeno un po’. Società di servizi e di benessere (ex) la nostra e forse addirittura turistica, comincia a calare le sue carte, anche economiche, senza preoccuparsi del fatto che la storia cammina con i piedi di piombo e che fondamenta fragili come le nostre non possono rinforzarsi in un pugno di anni, come per magia.

E così alla prima scossa (non solo metaforica), volano gli stracci. Popolo che deve ancora crescere parecchio quello italiano, ancor di più quello della nostra zona. Tanto che in appena pochi giorni ti accorgi del nostro enorme malessere; sociale, morale ed economico. Dice il nostro illustre compaesano, monsignor D’Ercole, che a L’Aquila le adolescenti si prostituiscono per una ricarica telefonica.

E scoppia il putiferio (tanto che poi il nostro si è, almeno parzialmente, rimangiato l’affermazione) nel resto d’Italia. Non sono in grado di affermare se da noi sia altrettanto, ma è certo che con la crisi morale che c’è e con la crisi economica che c’è, non possiamo escludere niente a priori.

Non contenti di tanta desolazione, puntuali arrivano i dati del Sert aquilano che danno la seconda mazzata; la crisi, il post terremoto, l’indigenza, una miscela esplosiva che ha fatto schizzare i numeri di quanti si rivolgono al Sert stesso, nel capoluogo di regione. Sì ma direttore noi che c’entriamo? Dirà qualcuno di voi lettori.

Dall’ufficio stampa del Sert avezzanese spuntano puntuali dati simili ed egualmente allarmanti. La tendenza è generale e consolidata nel nostro circondario, che sia L’Aquila o Avezzano. Qualcuno avrà pure storto il naso di fronte a cotanto pessimismo, ma poi la cronaca ha ammantato di certezze questa che sembrava la classica “diceria dell’untore”. E così fra un furto e uno scippo, c’è anche lo spazio per un morto ammazzato da quella droga che ormai da noi scorre a fiumi.

E adesso? Ci svegliamo (finalmente?) con nuove paure e altre consapevolezze, almeno in parte, altrettanto nuove. Scatta la corsa allo spacciatore e ai luoghi di ritrovo degli spacciatori. Mi arrivano segnalazioni in gran quantità; e mi dicono anche che uguali segnalazioni sono rimaste inascoltate a livello istituzionale. Sembra che in alto, forse per salvaguardare il buon nome della città, o forse per mero scetticismo, non si recepisca il messaggio.

Che sia ben chiaro, è un messaggio da allarme rosso!

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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0 Comments

  1. Francesco

    11 novembre 2013 at 18:19

    Gent.mo Direttore,

    da qualche ho tempo ho intrapreso la lettura dei suoi editoriali ed articoli a mo’ di dose personale di masochismo. Resto spesso indeciso tra il sorriso e la commiserazione per i pensieri ed i punti di vista che esprime. Ma poi ogni volta la mia personale bilancia pende per il sorriso. Del resto, i suoi, sono pensieri, punti di vista, opinioni. Come tali valgono. Non descrivono il reale, ma esclusivamente ciò i suoi occhi vedono e le sue orecchie ascoltano.
    E spero sempre che gli altri, ascoltando le mie, di opinioni, vogliano accondiscendere ad un sorriso benevolo.
    Tuttavia una cosa questa volta mi ha particolarmente infastidito. Non frutto di un’opinione, quanto piuttosto di una preconcetta ignoranza. Il fatto che tale territorio sarebbe stato terra di confine tra un presunto mondo civilizzato e il Regno delle Due Sicilie, metonimia di un mondo presumibilmente non civilizzato.
    Vede, io mi guardo bene dal rimpiangere un eden ormai perso nel quale camminavamo sulla terra leggeri, parafrasando uno splendido scritto di Atzeni: il regno borbonico e la sua organizzazione del territorio non hanno rappresentato un modello inimitabile e da rimpiangere. Non tout-court. E tuttavia, ai tempi, ha rappresentato un modello statutale ed economico al pari (se non superiore) di altre realtà europee. E la spoliazione che subì da parte dello Regno sabaudo fu una delle più rapaci rapine della storia di quelle terre. E dire che non erano di primo pelo al riguardo.
    Ora, queste mie considerazioni certo poco apportano ai suoi ragionamenti e alle sue opinioni. Tuttavia ho pensato valesse la pena di buttare giù due righe. Così, per puro esercizio di opinione.
    Confido in un sorriso benevolo di disapprovazione.

    Confido poi, segretamente, in una scintilla di curiosità e ricerca storica che ci aiuti a comprendere meglio passato, presente e futuro.
    E, ancora più segretamente e sommessamente, in una dialettica che si privi di scialba retorica.

    Cordialmente,

    Francesco

  2. Daniele Magnante

    11 novembre 2013 at 19:00

    Adesso si stupiscono e si strappano le vesti per le minorenni prostitute ma quando queste gentili signorine con i galantuomini dei loro “papi”davano ragione a Berlusconi urlando ai quattro venti che lui con i suoi soldi ci può fare quello che vuole niente da dire vero? Quella prostituzione minorile incoraggiata anche dalle famiglie non è una novità ma se si tratta di andare a letto con il più ricco puttaniere d’Italia è per di più degno e imitabile lavoro. Eccovi serviti, questo è il prezzo che tanta stupidità ha da pagare!!

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