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Alla Pittini la protesta diventa incandescente


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DSCN5832È di nuovo bufera allo stabilimento Pittini presidiato da uno schieramento di operai decisi a manifestare il loro disappunto nei confronti di un’azienda irrispettosa degli accordi presi.

L’ ex Maccaferri si era, infatti, impegnata ad aprire un tavolo di trattative presso il Ministero dello Sviluppo Economico per cercare un accordo con i lavoratori, appoggiati, questi ultimi, del sindaco di Celano –Filippo Piccone– e da tutto il consiglio comunale.

Martedì sera, invece, l’amara scoperta. Contravvenendo alla parola data e senza attendere l’esito della riunione romana, l’azienda ha deciso di apprestarsi al trasferimento ad Udine, nella propria sede centrale, delle ultime riserve di ferro e zinco ancora presenti nello stabilimento celanese. Il timore degli operai è che, privata delle sue materie prime, la fabbrica possa avviarsi verso una sicura e tempestiva chiusura, considerando anche il fatto che, la stessa Pittini, ha già provveduto, nei mesi scorsi, anche alla vendita di tutti i prodotti finiti in giacenza a Celano.

Al sentore non troppo velato di uno svuotamento della struttura, gli operai stanno rispondendo con una pacifica protesta volta ad impedire l’ingresso in fabbrica dei camion. Con una produzione bloccata dal 26 luglio ed una cassa integrazione che li coprirà solamente fino al prossimo 17 dicembre, gli operai sono decisi a portare avanti la protesta respingendo al mittente anche le minacce di un mancato pagamento al persistere della contestazione. Accordandosi tra loro per garantire il presidio, gli ottantasei lavoratori hanno assicurato che continueranno la loro protesta fin quando la riunione presso il Ministero non deciderà delle loro vite e di quelle dei loro familiari.

 

 

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