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Acqua in Abruzzo: un Piano di sfruttamento e non di tutela


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Dure critiche del WWF al Piano di Tutela delle Acque della Regione oggi all’esame della 2^ Commissione. Il deflusso minimo vitale calcolato sulla portata minima comporterà la morte biologica di molti fiumi.

Si vuol chiedere un rinvio di 12 anni per il risanamento dei corsi inquinati!

Il WWF non partecipa questa mattina alla riunione della 2^ Commissione Permanente (“Governo del territorio – Lavori pubblici – Ordinamento uffici e enti locali”) chiamata ad esaminare il Piano di Tutela delle Acque elaborato dalla Giunta Chiodi e dall’assessorato ai Lavori pubblici. “Non parteciperà – dichiara il presidente del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio – semplicemente perché questo piano, in preparazione dal 2001, si configura assai più come un piano di sfruttamento piuttosto che di tutela. Basti dire, per citare una delle più clamorose incongruenze, che il deflusso minimo vitale non viene calcolato, come avviene ovunque, in percentuale sulla portata media dei corsi d’acqua ma su quella minima. Questo comporterà captazioni esagerare che favoriranno la morte biologica di fiumi e torrenti già oggi in enormi difficoltà.

C’è anche, gravissima, la dichiarata intenzione di chiedere all’Unione Europea una inaccettabile deroga sugli obiettivi di qualità fissati a livello comunitario per il 2015, spostandola in molti casi addirittura al 2027. Entro il prossimo anno, come si sa da tempo, tutti i corsi d’acqua europei dovrebbero essere nello stato ambientale “buono”. L’Abruzzo non ha fatto praticamente nulla per cercare di raggiungere questo obiettivo e infatti attualmente appena il 30% dei tratti fluviali della regione è da questo punto di vista in regola. La soluzione è cominciare finalmente a impegnarsi in concreto e non quella di cercare di rinviare la scadenza”.

Il Piano “di sfruttamento” che l’attuale maggioranza vorrebbe approvare a fine legislatura non ha tra l’altro tenuto in alcun conto le osservazioni delle associazioni ambientaliste (un articolato documento è stato ad esempio presentato il 22 novembre 2010) né quelle degli enti gestori delle aree protette. Se fosse approvato nella attuale stesura avrebbe pesanti ripercussioni negative sull’ambiente e sui reali interessi della collettività in tutti i settori di utilizzo delle acque, senza eccezione alcuna.

“Il WWF – conclude il presidente Di Tizio – chiede che questo inaccettabile strumento, che nella attuale stesura favorirebbe le mire di singoli a scapito delle priorità generali e che rinvierebbe ogni azione per il risanamento dei fiumi, venga profondamente rivisto, alla luce dei veri interessi della maggioranza degli abruzzesi, anche economici: i fiumi inquinati e con pochissima portata comportano l’inquinamento del mare con danni milionari a una economia già in sofferenza. È questo ciò che vuole la Giunta Chiodi?”

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