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Abruzzo, Cgil: “La ‘ripresina’ non basta, serve nuovo lavoro”


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In Abruzzo si contano quasi 16 milioni di ore complessive di cassa integrazione autorizzate dall’Inps nel periodo gennaio-settembre 2015, il 35% in meno rispetto a quelle dell’anno scorso. Dall’inizio della crisi, nel 2008, ad oggi, la nostra regione ha perso salari per oltre 900 milioni di euro poiché ogni lavoratore in cassa integrazione vede il suo assegno ridursi mediamente di circa 650 euro al mese, per effetto del tetto massimo previsto dalla legge sulla indennità. “La ‘ripresina’ non basterà senza interventi a favore di nuovo lavoro”. Lo rende noto Sandro Giovarruscio della segreteria regionale Cgil, attraverso un comunicato stampa che riporta i dati dell’effetto della crisi.

Sempre nel periodo gennaio-settembre 2015, gli abruzzesi che hanno beneficiato degli ammortizzatori sociali (esclusi i lavoratori agricoli) sono stati 43.394, mentre nello stesso periodo dell’anno scorso furono 46.080, con una diminuzione a livello regionale -5,8%. Se guardiamo invece a chi lavora, nei primi sei mesi di quest’anno risultano in Abruzzo 468.000 occupati, ovvero 9.000 in più di quelli dello stesso periodo del 2014. Un dato, però, ancora lontano dal periodo pre-crisi in cui si registravano 518.000 occupati. La nostra regione, infine, nei sette anni della crisi ha avuto una riduzione del Pil, cioè della ricchezza che viene prodotta, del -6,9%. Solo lo scorso anno la flessione è stata dell’1,7%, un numero ancora troppo negativo anche se le previsioni fanno ben sperare.

“Dall’insieme dei dati emerge con evidenza che l’Abruzzo sta uscendo dalla crisi con troppa lentezza, ed è necessario fare scelte che favoriscano la ripresa dello sviluppo – dichiara Giovarruscio -, la giunta regionale in particolare deve mettere al centro dell’iniziativa politica il lavoro attraverso un deciso rilancio degli investimenti, a partire da quelli previsti dal Masterplan e dalla programmazione 2014-2020, individuando al contempo strumenti in grado di sostenere la domanda interna della nostra regione, i consumi degli abruzzesi, anche perché la domanda esterna (l’export) da sola non è sufficiente a rilanciare lo sviluppo e l’occupazione”.

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