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Editoriale

A proposito di Terrorismo Biologico

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Terrorismo: una parola che incute terrore solo a pronunciarla. Un macroconcetto che in sé ne comprende altri che lo caratterizzano fortemente, nella sua essenza più profonda: fanatismo ideologico e religioso, annientamento incondizionato dell’“altro”, imposizione incontrovertibile delle proprie scale valoriali e delle gerarchie che le sottendono, ma soprattutto, lo dice il nome stesso, terrore nella sua forma più turpe e barbarica. Sì perché, come è lecito attendersi, il terrore oltre a essere il suo nucleo linguistico ne rappresenta anche quello semantico, la sua caratteristica immanente e, al tempo stesso, la finalità prima e irrinunciabile: scatenare e diffondere il panico più cieco verso il proprio nemico, una nazione, la sua popolazione civile, causando più vittime possibile e rendendola consapevole della propria, evidente debolezza.
L’atto terroristico si declina in effetti diretti, le vittime come detto, ma anche in ricadute indirette altrettanto importanti nella loro drammaticità, come ad esempio il modificare drasticamente la linea politica o punire la condotta “infedele”, da un punto di vista religioso, dei destinatari delle azioni, ricadute contestualizzate da una potente risonanza mediatica che le medesime azioni conseguono grazie ai mezzi di comunicazione di cui disponiamo: in questo senso il ricordo non può non andare all’11 settembre 2001, un attentato, quello alle Torri gemelle, pensato e realizzato nei minimi dettagli, con i tempi e i ritmi della regia televisiva, per far sì che quello spettacolo di sangue fosse visto dal maggior numero possibile di persone.
Scopo finale delle azioni può essere quindi sia un improvviso, radicale ribaltamento di uno status quo stabilizzato nel tempo, sia, paradossalmente, il mantenimento, grazie alla violenza, di una data situazione politica, catalizzando però, questo è il denominatore comune di entrambe le finalità, attenzione e fidelizzando, grazie ad essa, nuovi aderenti alla causa, nuovi sanguinari sostenitori. Funzionale a tale risonanza può quindi essere l’efferatezza, la ferocia e l’enorme peso umano e sociale dei gesti stessi di distruzione: sequestrare cento bambini in una scuola può essere in questo senso più efficace, ai fini della strategia del terrore, che sterminare cento militari adulti in una caserma, perché il risalto mediatico dato all’evento sarà, purtroppo, infinitamente maggiore.
Per questi motivi il terrorismo come lo intendiamo noi, è un fenomeno caratteristico del XX secolo, il primo periodo storico in cui l’umanità dispone di media tanto potenti e tanto invasivi, un fenomeno quindi la cui recrudescenza e direttamente proporzionale allo sviluppo tecnologico di una data società.
Gli attentati terroristici di notevole gravità, generano, come è ovvio, una reazione dura da parte dell’ordine costituito: nessun gruppo terroristico può perpetuare le proprie azioni nel tempo se non abbia un folto numero di seguaci che lo appoggi, che lo rifornisca di armi, di aiuti economici, di informazioni, di aree geografiche dove nascondere i propri capi, insomma uno strato sociale che ne condivida la causa e le istanze violente per il raggiungimento delle proprie finalità. Questo è il contesto dove vive e da cui si nutre il terrorismo, compito dei suoi oppositori, degli organi deputati alla difesa di una nazione è neutralizzarlo staccandolo da questo contesto, dalle sue stesse radici.
Tuttavia esiste una declinazione del fenomeno terroristico più terribile e spaventosa perché eleva alla massima potenza una delle caratteristiche principali del terrorismo stesso, il suo carattere di invisibilità, elemento che amplifica il suo potenziale distruttivo e omicida in modo tanto silenzioso quanto irreversibile: parliamo del terrorismo biologico. Le caratteristiche appena citate sono rintracciabili nella sua stessa natura: infatti esso consiste nell’utilizzo intenzionale di agenti biologici (virus, batteri, tossine, ecc) in azioni contro popolazioni che si concretizzano in attentati, sabotaggi, stragi volte a creare morte, panico e isteria collettiva. Gli agenti biologici utilizzati possono essere reperiti in natura, o possono essere modificati dall’uomo al fine di aumentarne la virulenza e la diffusione nell’ambiente attraverso l’aria, l’acqua o il cibo.
Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitense suddivide le armi cosiddette biologiche in tre categorie, discriminandole per rapidità di diffusione e per rischio di mortalità che recano:
Categoria A: comprende organismi e tossine molto pericolose per la collettività (come il carbonchio, il botulino, la peste, il vaiolo e il tristemente famoso virus ebola per citarne alcuni) il cui utilizzo è caratterizzato dai seguenti aspetti: una facile trasmissione da persona a persona; un potere altamente letale, l’emergere di episodi di panico e di isteria collettiva e la pressante necessità di adottare speciali contromisure su vasta scala per la tutela della salute pubblica.

Categoria B: comprende organismi moderatamente pericolosi, caratterizzati da una diffusione potenziale su scala ridotta, da una scarsa capacità di provocare malattie potenzialmente letali e dalla necessità di misure di monitoraggio della salute pubblica meno intensive e invasive rispetto a quelle annoverate nella categoria precedente.

Categoria C: comprende organismi patogeni emergenti, potenzialmente modificabili, attraverso l’ingegneria genetica, per essere trasformati in armi biologiche. Le caratteristiche principali di tali organismi sono: una facile disponibilità nell’ambiente, una facile produzione e un alto potenziale in termini di virulenza e di impatto sulla salute pubblica.

Sin dai tempi più antichi sono stati utilizzati piani e strategie per diffondere agenti patogeni contro il nemico, come ad esempio, l’impiego di cadaveri o carcasse di animali infetti per contaminare pozzi, cisterne e raccolte d’acqua utilizzate dagli eserciti e dalle popolazioni assediate, veleni e sostanze tossiche rintracciabili in natura o realizzate appositamente. I tartari, ad esempio, catapultavano cadaveri uccisi dalla peste bubbonica oltre le mura delle città assediate, come a Caffa nel 1346, per diffondere il contagio e la morte prima della battaglia. Gli inglesi, durante la guerra dei sette anni (1756-63), per sconfiggere gli indiani alleati dei francesi, si aiutarono con armi biologiche ante litteram: come atto di amicizia regalarono ai loro nemici coperte, ma queste provenivano da ospedali che accoglievano malati di vaiolo che così si diffuse tra gli indiani causando migliaia di morti.
La medesima strategia venne utilizzata nel 1763 in Nova Scozia da Sir Jeffrey Amherst, governatore dello Stato, il quale distribuì ai pellerossa coperte utilizzate negli ospedali, diffondendo così, anche in questo caso, il morbo del vaiolo tra le tribù indigene. Nello stesso periodo gli inglesi, per portare a termine la colonizzazione in Nuova Zelanda, mandarono tra i maori, gruppi di prostitute malate di sifilide, sterminando così le popolazioni di quelle terre allora incontaminate.
In tempi relativamente più recenti, durante il XIX secolo, la ricerca scientifica ha fornito l’opportunità di isolare e produrre agenti patogeni specifici come, ad esempio, il Bacillus Anthracis e lo Pseudomonas Mallei.
Durante il primo conflitto mondiale La Germania sviluppò un programma di guerra biologica infettando il bestiame con gli agenti patogeni dell’antrace e del cimurro. Nello stesso periodo la Gran Bretagna sviluppò un suo progetto sugli effetti delle spore di antrace e sul loro raggio di diffusione quando lanciate con una bomba convenzionale. L’isola Gruinard, al largo delle coste della Scozia, fu scelta come luogo degli esperimenti e i dati ottenuti furono utilizzati sia dalla Gran Bretagna sia dagli USA.
Subito dopo la prima guerra mondiale si cominciò a riflettere sulla pericolosità delle armi biologiche concepite dalla mente umana, tale riflessione si palesò in tentativi diplomatici volti a limitare la proliferazione incondizionata e l’uso di armi di distruzione di massa..
Tuttavia nel 1931, durante l’occupazione della Manciuria da parte del Giappone, i nipponici utilizzarono i prigionieri di guerra come cavie da laboratorio. Inoltre sono documentate dettagliatamente almeno cinque incursioni sulla Cina da parte di aerei giapponesi con lo scopo di spargere la peste bubbonica che risalgono al 1941.
Nel 1956 l’Unione Sovietica accusò gli USA di aver usato armi biologiche in Corea. Il programma statunitense in questo campo cambiò negli anni: si utilizzarono agenti biologici surrogati per elaborare e modellare organismi sempre più devastanti. Molti test consistettero nel diffondere segretamente i suddetti organismi su aree popolate, come l’irrorazione su San Francisco del batterio della Serretia Marcescens. In seguito a questo episodio il programma venne dichiarato concluso. Ma nel 1969 si notò in quella zona un aumento di 5/10 volte delle infezioni dovute al batterio.
Dalla fine degli anni ’60 le armi batteriologiche hanno assunto un’importanza sempre più marginale: le continue ricerche di carattere microbiologico, hanno, infatti, finito per limitare fortemente il numero dei microrganismi “segreti”, cioè quelli sconosciuti, contro cui il nemico non ha alcuna difesa
Finalmente, nel 1972, è stata concepita una necessaria risposta legislativa al problema: un trattato internazionale, firmato da 160 Paesi e ratificato da 140, ha messo al bando tutte le armi batteriologiche (Biological and Toxin Weapons Convention). Nonostante questo divieto, verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso, la corsa alle armi batteriologiche è ripresa con nuovo vigore, continuando progressivamente fino ai tempi attuali. Da allora la storia dei trattati va di pari passo con quella degli esperimenti che continuano in molti paesi. Mentre nel passato le armi biologiche erano pensate e costruite soprattutto per sfiancare, aggredire e decimare gli eserciti nemici, oggi è purtroppo la popolazione civile ad essere bersaglio delle azioni bio-terroristiche.
Pensiamo ad un ipotetico caso concreto. In caso di attacco bio-terroristico, le risposte immediate devono arrivare dalla polizia, dai vigili del fuoco e dal personale medico più vicino. È chiaro che nei momenti immediatamente successivi all’incidente non si conosce la natura dell’agente infettante, per cui è importante coinvolgere, nei piani di emergenza, anche esperti microbiologi (da inviare eventualmente sul campo per i rilevamenti o i campionamenti del caso) che possano fornire risposte più precise nel minor tempo possibile.
Anche Al Qaeda ha abbracciato questa forma di terrorismo, tentando, fortunatamente senza successo, di produrre armi biologiche in laboratori ubicati nelle città afghane di Jalalabad e Kandahar.
Tuttavia occorre sottolineare che, rispetto all’ampia risonanza pubblica che questa minaccia ha storicamente avuto, si conoscono, fortunatamente, pochi tentativi di azioni da parte di gruppi terroristici, volte a provocare eccidi tra la popolazione civile mediante l’impiego di agenti CBRN (chimici, biologici, radioattivi e nucleari). Nell’ambito di questa considerazione fanno eccezione il caso di contaminazione da salmonella di 751 persone (con esito non letale) da parte della setta di Rajneesh in Oregon negli Stati Uniti nel 1984 e i diversi attentati commessi dall’Aum Shinri Kyo in Giappone, con l’uso di agenti chimici e biologici, che nel 1995 hanno provocato la morte di 17 persone e il ricovero di 1200 tra Matsumoto e Tokio.
Nell’agosto del 2005, le rivelazioni che una cellula di Al Qaeda stava progettando un attentato con gas sarin contro la Camera dei Comuni britannica e il lancio di profilattici pieni di una polvere viola contro il Primo ministro Tony Blair, durante l’ora delle interrogazioni, avvenuto nel maggio dell’anno precedente, hanno fatto emergere l’alto grado di vulnerabilità dei parlamenti nazionali e l’evidente deficit previsionale e di preparazione nel gestire casi di questo tipo. Come reazione a questi eventi, su entrambe le sponde dell’Atlantico sono state promosse misure volte a individuare metodi adeguati ed efficaci per la rilevazione di eventuali attacchi del genere. Gli USA hanno mostrato l’impegno maggiore con un’iniziativa globale denominata “Biodefense for the 21st Century”, lanciata nell’aprile 2004 dal Presidente Bush. Secondo uno studio, dopo l’11 settembre, i fondi di bilancio complessivamente stanziati per questa causa sono aumentati di sedici volte, da 305 milioni di dollari nell’esercizio 2001 a circa 5 miliardi di dollari per gli esercizi 2004, 2005 e 2006. L’incremento dei finanziamenti destinati alla ricerca nel settore della difesa da agenti biologici del National Institute of Health è ancora più sorprendente: essi sono aumentati di 34 volte dal 2001 al 2006. Il governo britannico ha stanziato, nel 2003, 260 milioni di sterline per lo stesso scopo. Questi sono solo alcuni esempi.
Tuttavia oltre ad agenti biologici, anche agenti chimici o radioattivi possono essere usati come arma di bioterrorismo. Il CDC classifica gli agenti chimici in base alla attività da essi esplicata sulla pelle, nei polmoni, nel tratto gastrointestinale e sul sistema nervoso.
Gli agenti radioattivi invece sono incolori, inodori ed invisibili. La contaminazione di cibo, acqua, oggetti o la mera esposizione a tali agenti può causare gravi inabilità fino alla morte ed è difficile da evidenziare. I sintomi di tale esposizione alle radiazioni possono includere nausea, vomito, diarrea e, a seconda del grado di esposizione, gengive sanguinanti, epistassi, ecchimosi, e perdita di capelli. Un esempio di un agente radioattivo è il polonio 210 che, nel 2006, è stato la causa della morte del dissidente russo, Alexander Litvinenko.
Nel marzo del 1999 la prestigiosa rivista Archives of Dermatology dedicò ben 12 pagine all’analisi delle manifestazioni cutanee di una guerra biologica e in un convegno tenutosi a S. Francisco nello stesso periodo sul bioterrorismo e sulla guerra batteriologica, la dottoressa Margaret Hamburg, denunciò che agenti chimici e virali letali come il botulino, l’antrace e la peste bubbonica potevano essere acquistati illegalmente su Internet da potenziali terroristi con estrema facilità, tanto da essere considerate armi più appetibili rispetto a quelle convenzionali perché relativamente economiche, facilmente reperibili e occultabili.
Il colonnello Edward Eitzen, capo dell’Istituto di ricerche mediche sulle malattie infettive dell’esercito americano, ammise in un’intervista il timore di attentati perpetrati attraverso la diffusione di agenti biologici come il botulino o l’antrace rivelando testualmente: “Se qualcuno liberasse nell’atmosfera il batterio dell’antrace nei pressi di una città di 500 mila abitanti, potrebbe causare la morte di oltre 90 mila persone entro una settimana”.
Pochi anni fa in Gran Bretagna sei presunti terroristi islamici furono arrestati mentre stavano preparando una strage nella metropolitana di Londra con un assalto a base del tristemente famoso gas Sarin.
Il genetista Matthew Meselson, professore all’ Università di Harvard, ha dichiarato che oltre ad un nuovo impegno nella ricerca scientifica per combattere le bio-armi occorre sollecitare la creazione di strumenti legislativi internazionali, che operino su un duplice campo: preventivo e repressivo.
Quale potrebbe essere l’obiettivo di un attacco bio-terroristico di massa? Con un semplice aerosol in cui sono disperse le spore di un batterio killer si possono infettare città, aeroporti, ospedali, stadi e sistemi di trasporto come la metropolitana. Il problema principale appare evidente: a differenza dei bombardamenti, gli attacchi con le armi biologiche sono silenziosi e l’epidemie possono essere subdole, riscontrabili solo dopo tempo e, purtroppo, dopo un elevato numero di casi o di sintomi insoliti. È ormai assodato che, in caso di attacco batteriologico, il primo problema è quello di individuare nel minor tempo possibile il tipo di virus utilizzato per salvare il maggior numero di vite nel caso di fenomeni epidemici.
Insomma appare chiaro e drammaticamente urgente iniziare un’intensa attività sinergica di ricerca scientifica e soprattutto di prevenzione, che veda coinvolti mondo scientifico e istituzionale per poter combattere un nemico, il bioterrorismo, tanto subdolo quanto distruttivo. Un attività che coinvolga tutti, educhi le popolazioni stesse a quelle misure necessarie volte a reagire ad un attacco bio-terroristico, e soprattutto renda questo mostro dei nostri tempi più debole e meno invisibile.

Prof. Sandro VALLETTA
(Ha collaborato il Dott. Marino D’AMORE)

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Abruzzo

Avezzano Rugby, al via la stagione 2018

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Avezzano –  

Tutto pronto per la festa del rugby che si terrà domani presso lo stadio di via dei gladioli ad Avezzano a partire dalle 14 e 45 con un festival del minirugby e si protrarrà fino a tarda  sera. La società giallonera, guidata dal presidente Alessandro Seritti, nel corso della manifestazione consegnerà le borse di studio Elio Seritti, storico dirigente giallonero,  ai giovani atleti della società che si sono contraddistinti per meriti scolastici e sportivi.  “ Ripartiamo per una nuova stagione sportiva con grande entusiasmo – ha dichiarato il presidente Seritti –  ai nastri di partenza schiereremo ben otto categorie di atleti, a partire dai piccoli dell’under 6 fino ad arrivare alla squadra seniores, rispettando in pieno tutti gli obblighi sportivi imposti della nostra federazione”.

Dopo la consegna delle borse di studio si terrà anche un triangolare seniores che vedrà impegnate oltre all’Avezzano Rugby, guidata dal neo allenatore Pierpaolo Rotilio al suo esordio stagionale sulla panchina giallonera, anche due compagini laziali, Arnold Spartaco e Civitavecchia. “ L’arrivo di Pierpaolo Rotilio ha portato entusiasmo in tutto l’ambiente – ha specificato Seritti – e grazie anche alla figura di Vincenzo Troiani, come collaboratore esterno, siamo fiduciosi di disputare il campionato di serie B a buoni livelli; inoltre – ha sottolineato Seritti – l’inserimento di Carlo Cerasoli porterà sicuramente fiducia ed esperienza al reparto di mischia di una squadra, ancora e per fortuna, molto giovane. La nostra resta sempre una squadra del territorio – ha concluso –  e ringrazio oltre a tutti i ragazzi che continuano a divertirsi con noi sul campo, senza di loro sarebbe impossibile parlare di rugby ad Avezzano, anche i componenti dello staff tecnico la cui passione passione va oltre ogni ostacolo”.

Nell’ambito della cerimonia di consegna delle borse di studio uno dei premi lo consegnerà Rosa Pestilli, presidente dell’associazione sindacale datoriale Conapi L’Aquila. ” Il premio dedicato a “Elio Seritti” è un momento che crea un legame speciale tra lo sport, la famiglia e la scuola – ha dichiarato Rosa Pestilli – premiare i bambini e i ragazzi che si sono distinti per i loro percorsi scolastici e sportivi vuol dire trasmettere e riconoscere l’importanza dei valori che li porteranno ad essere uomini e professionisti migliori”.

 

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La Marsica Sportiva

Grande colpo dell’Angizia Luco: firma Kian Newell

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L’Angizia Luco completa il suo organico: è ufficiale la firma della punta Kian Newell.

E‘ ufficiale l’approdo all’Angizia Luco del bomber Kian Newell, attaccante classe ’99 che andrà a completare la rosa messa a disposizione di mister Giordani.

Di origini canadesi, Newell ha militato in passato nell’Eurostar Academy, nell’Atletico San Luqueno e nel Terracina Calcio: è dunque lui l’attaccante che il neo-presidente Omar Favoriti aveva promesso alla piazza, un’autentica ciliegina sulla torta che sarà da subito integrata nella rosa.

Pronto a dare il meglio con la maglia dell’Angizia, Newell ha dichiarato che “questa esperienza rappresenta per me una grande opportunità dal punto di vista professionale: spero tanto di fare bene e di contribuire alla crescita della squadra“. Significativo, poi, il ” ringraziamento al presidente Omar Favoriti per l’opportunità che mi sta dando: spero di ripagare al meglio la sua fiducia!“.

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Calcio

Grande vittoria dell’Angizia Luco contro il Pucetta

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L’Angizia Luco batte 6 a 0 il Pucetta ed accede al turno successivo di Coppa Italia di Promozione.

L‘Angizia Luco supera con un secco 6-0 il Pucetta in quel di Magliano dei Marsi e, bissando il successo dell’andata, si qualifica per il Secondo Turno di Coppa Abruzzo. In attesa del tanto invocato attaccante, il club del neo-presidente Favoriti si mostra comunque squadra già fatta e completa, volando sulle ali con Di Girolamo e Margagliotti e trovando un geometra come pochi altri grazie al rientro di Osvaldo Morelli in mezzo al campo. Un risultato, questo, che ha il sapore del clamoroso se si pensa alla situazione di venti giorni fa: il club luchese, infatti, non aveva nemmeno la certezza di iscriversi alla prossima Promozione, il mercato era del tutto bloccato e gran parte dei giocatori migliori erano già stati accostati ad altri club.

Il Pucetta, dalla sua, conferma le difficoltà seguenti alla piccola rifondazione avvenuta in estate: con un’età media bassissima e giocatori che stanno iniziando a trovare le reciproche misure, ci sarà ancora bisogno di tempo per dare un giudizio al lavoro di mister Giannini e della società.

Nel match, mister Giordani schiera l’Angizia puntando sulla forza degli esterni: Margagliotti si conferma giocatore di categoria superiore, in grado di rientrare con estrema facilità dalla sinistra per mettere pericoli in mezzo col suo destro; Di Girolamo, invece, continua a far valere un’accelerazione senza pari, con Briciu già in forma campionato nonostante la conferma di appena due giorni fa. Il vantaggio è presto servito: già al 13′, su tocco di prima illuminante di Margagliotti, Di Girolamo brucia l’avversario e mette in mezzo per Briciu, fortunato nella conclusione dopo un primo controllo fallimentare davanti a Dell’Unto. La risposta del Pucetta, affidata al solo Salvati, Proietti davanti, latita, così il raddoppio ospite è servito al 20′: cross al bacio di Margagliotti e doppietta per Briciu con un colpo di testa nell’area piccola.

Il primo tempo racconta di un controllo costante dell’Angizia, mentre il Pucetta riesce a rendersi davvero pericoloso solo 35′, quando Di Silvio chiama al miracolo il portiere luchese D’Innocenzo. In pieno recupero, poi, arriva il 3-0 degli ospiti: punizione dalla destra, respinta di Dell’Unto su un colpo di testa da due passi e tap-in di Ciaprini.

Con il discorso-qualificazione ampiamente chiuso già nel primo tempo, la ripresa vede l’Angizia tenere saldamente in mano le redini del gioco. Briciu firma la tripletta al 47′ su assist al bacio di Morelli, Cinquegrana trova il 5-0 con un gran sinistro da fuori ed il giovane Di Battista, appena entrato, colpisce per il 6-0 sull’ennesimo lancio illuminante di Morelli. Il Pucetta, invece, si rimette a qualche intuizione del subentrato Fusarelli, restando in 9 per le espulsioni di Incerto e Silvestri.

Finisce con un palo di Margagliotti, mentre il pubblico di fede luchese esulta sulle tribune urlando “Grandi ragazzi!”: il nuovo corso della società marsicana sembra esser partito davvero con il piede migliore.

 

Il Tabellino

ASD Pucetta – Angizia Luco 0-6 (13′ Briciu, 20′ Briciu, 45’+1′ Ciaprini, 47′ Briciu, 62′ Cinquegrana, 66′ Di Battista)

ASD Pucetta: Dell’Unto; Paolini, Castellani, Chiucchiarelli, Di Silvio; Liberati, G.Tarola (54′ Di Giovanbattista), Silvestri; Incerto, Salvati Proietti (55′ Fusarelli), Romani. All. mister Corrado Giannini.

Angizia Luco: D’Innocenzo; Di Giamberardino (83′ Venditti), Ciaprini, Venditti, Ranieri; Cinquegrana (77′ Angelucci), Morelli (73′ Shero), Zangari (65′ D’Aurelio), Margagliotti; Di Girolamo, Briciu (70′ Di Battista). All. mister Gianluca Giordani.

Recupero: 2′ pt; 4′ st.

Ammoniti: Paolini (Pucetta); Ranieri (Angizia Luco)

Espulsi: 64′ Incerto per rosso diretto (Pucetta), 81′ Silvestri per doppia ammonizione (Pucetta)

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La Marsica Sportiva

DANIELE DI GIROLAMO E’ UFFICIALMENTE UN GIOCATORE DELL’ANGIZIA LUCO

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L’esperto Daniele Di Girolamo, classe ’89, è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Angizia Luco.

Sarà Daniele Di Girolamo, attaccante esterno classe 1989, il primo rinforzo per la linea offensiva dell’Angizia Luco targata Omar Favoriti.

Dopo aver passato l’ultima stagione in quel di Celano (10 le realizzazioni con il club castellano), l’ala ha ufficializzato la sua scelta: sposerà dunque la causa dell’Angizia, proprio come fece già nel 2016/17 (anno in cui realizzò addirittura 13 marcature). Positiva anche la stagione 2015/16, quando, in quel di Sulmona, Di Girolamo mise a referto 10 reti.

“L’anno più bello per me è stato il 2016/2017, anno in cui ho giocato il campionato con l’Angizia. Mi ha regalato tantissime emozioni…” ha raccontato, in esclusiva per Centralmente Sport, Di Girolamo “una tifoseria unica dentro e fuori dal campo, una società ed uno staff seri e competenti, compagni amici ed una piazza che merita tanto! Si torna sempre dove si è stati bene e con il cuore sono sempre stato qui. Forza Angizia!”.

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Abruzzo

Dieci arresti della Guardia di finanza per un giro di certificati falsi. Coinvolti politici, medici, imprenditori, e pubblici ufficiali (Video)

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AVEZZANO – Una “fabbrica di certificati falsi” allestita nel proprio studio medico. Era destinata a personaggi di ogni genere: dal politico al medico, del dipendente pubblico al pregiudicato fino a pubblici ufficiali. Questa mattina all’alba, quando ad Avezzano è scattata l’operazione “Tutti per uno”, condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di L’Aquila, ha “chiuso i battenti.

Emessi dieci ordini di custodia cautelare, di cui tre in carcere e sette ai domiciliari emessi dal Gip del Tribunale di Avezzano, su richiesta della Procura marsicana, nei confronti di altrettante persone responsabili, a vario titolo, di frode processuale, corruzione, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico, frode assicurativa, truffa ai danni dello Stato e favoreggiamento.

L’indagine è iniziata con accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Avezzano nei confronti di soggetti pubblici e privati del settore sanitario. In seguito l’attenzione investigativa si è concentrata su un’importante impresa sanitaria il cui amministratore pagava “bustarelle” ad impiegati e ufficiali pubblici per avere falsi certificati medici in favore della sua famiglia, della moglie in particolare.

Più precisamente, sono emersi chiari elementi di prova circa la redazione di certificati falsi, dietro pagamento di somme di danaro, da parte di un medico psichiatra responsabile del Centro di igiene mentale (C.I.M.) della A.S.L. di Avezzano, il cui studio è stato sottoposto ad intercettazione ambientale ed a monitoraggio video. Ne esce un film dettagliato sugli accadimenti. “Non ti fare la barba, fatti vedere trasandato”. “Se ti fanno delle domande fai finta di non capire tu hai la demenza senile”. “Stai a casa a letto per qualche giorno”.  Questi alcuni dei consigli che il medico non risparmiava ai suoi “pazienti”. E poi, i soldi, in contanti, passati di mano in mano per quelle prestazioni illecite. L’imprenditore, il politico locale, il medico di pronto soccorso, il dipendente della multinazionale, ma anche il vecchio migrante, il pluripregiudicato. Persone di ogni genere quelle che si rivolgeva a lui per avere documenti falsi grazie ai quali presentare domande risarcitorie all’esito di sinistri stradali, istanze di congedo per malattia al proprio datore di lavoro, domande di invalidità o di esonero dal presenziare ai processi.

I casi più eclatanti hanno riguardato: la produzione di elementi di prova fittizi per incrementare le richieste risarcitorie che un politico, noto a livello locale per aver ricoperto l’incarico di consigliere regionale, aveva avanzato ad un importante società assicurativa; l’elaborazione di false certificazioni a favore di un altro medico per evitare a quest’ultimo il trasferimento di sede; l’attestazione di patologie inesistenti fornita ad un noto pregiudicato che si era rivolto a lui per ottenere certificazioni sanitarie che lo esentassero dal presenziare ai processi a suo carico; il riconoscimento di false malattie psicosomatiche a due pubblici dipendenti che consentivano, ad uno, di assentarsi dal lavoro per periodi prolungati, e, all’altro, di ottenere l’esonero dalle attività lavorative pur mantenendo lo stipendio; l’induzione in errore di un consulente del lavoro nominato dal Giudice del Lavoro di Avezzano che, grazie alle false certificazioni, riconosceva ad una donna una pensione di invalidità ai danni dell’INPS.

 

 

 

 

 

 

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Abruzzo

Avezzano. Ai nastri di partenza la fiera campionaria “Magia del Fare”

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Tutto pronto per il taglio del nastro della quinta edizione della Fiera di Avezzano “Magia del Fare”, patrocinata dal Comune di Avezzano. L’appuntamento si svolgerà all’interno del centro fieristico marsicano, nel nucleo industriale di Avezzano, per quattro giorni, da sabato 28 aprile a martedì Primo maggio, dalle 10 alle 20.

L’evento è organizzato dalla cooperativa L’Orizzonte di Massimo De Luca e Enza Di Nino e ha ottenuto il patrocinio anche della Camera di Commercio dell’Aquila, Confartigianato, Confesercenti, Cna, Confagricoltura e Conapi L’Aquila.

La manifestazione è stata presentata questa mattina, nella sala consiliare, dal sindaco Gabriele De Angelis e dall’assessore alle Attività produttive Rocco Di Micco, che ha curato l’iter burocratico dell’organizzazione. Presenti anche il vice sindaco Lino Cipolloni, gli assessori Felicia Mazzocchi e Chiara Colucci e i consiglieri Arianna Stati e Leonardo Rosa.

L’assessore Di Micco ha elogiato chi in città “si dà da fare, lavorando e portando il nome di Avezzano anche fuori Regione” e ha assicurato che sta già lavorando con altri Enti per farsì che la Fiera cresca sempre di più.

“Mi fa piacere vedere che ci sono tanti giovani del territorio che sono già degli imprenditori vincenti e che in questi giorni saranno il volto della nostra città”, ha detto il sindaco De Angelis, “so che la Fiera sarà non solo esposizione ma anche eventi di spessore, dove si parlerà di Industria 4.0, mercato del lavoro, progetti accreditati contro la violenza alle donne, promozione del turismo e valorizzazione dei prodotti locali”.

Alla conferenza sono intervenuti anche Rosa Pestilli, che insieme ai suoi collaboratori ha illustrato il programma delle conferenze organizzate con il Conapi (Associazione sindacale datoriale artigiani e piccoli imprenditori della Provincia dell’Aquila) e Andrea Di Cintio, titolare di Eurocash. Entrambi i giovani imprenditori hanno investito nella Fiera, occupando le due aree espositive maggiori. Di Cintio ha illustrato il progetto che porta avanti già da qualche anno, in collaborazione con il Parco Sirente Velino, grazie al quale l’emergenza cinchiali si sta trasformando in prodotto di qualità, certificati e molto apprezzati.

Benedetta Cerasani, presidente dell’Associazione di promozione sociale “I girasoli” ha illustrato l’offerta dello stand dedicato ai servizi sanitari offerti dalla Casa di Cura medico-chirurgica “L’Immacolata” di Celano e la partecipazione all’evento Fiera di numerose associazioni che si occupano del Sociale, che arriveranno anche da fuori Regione. Con lei anche Daniela Senese che da qualche anno porta avanti nella Marsica il progetto “La Casa delle Donne”.

Presente per la prima volta anche lo stand del Comune di Tagliacozzo, che ha scelto di investire sulla promozione turistica allestendo una propria area curata da Mary Louisa Benigno, Raffaele Castiglione Morelli, Marco Maiolini e Maicol Venturini.

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Abruzzo

Avezzano, si riaccende anche il focaraccio dei commercianti

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Avezzano:  come lo scorso anno Confcommercio ed i Commercianti di Avezzano, vogliono ridare vita al “FOCARACCIO” dei Commercianti, proseguendo l’iniziativa di Don Claide, parroco della Cattedrale Dei Marsi, con la collaborazione di Savina Mazzocchi ed Amedeo Figliolini.

Un evento simbolico per “riaccendere” la nostra Città ripartendo dalle tradizioni, mostrare la nostra identità e magari chissa, attirare visitatori anche da fuori Avezzano.

Per Confcommercio la rivalorizzazione dei Centri Città,  passa anche attraverso il recupero di iniziative che hanno radici profonde nell’identità delle Città stesse e dei cittadini: per Avezzano la ricorrenza della Madonna di Pietraquaria  e la festa dei “focaracci”, sono di sicuro, un punto da cui poter ripartire richiamando principi religiosi e laici uniti insieme fra loro; questo è stato ciò che ha mosso 112 attivita’ economiche della Città per dare il proprio appoggio e contributo all’iniziativa.

“L’anno scorso il “focaraccio dei Commercianti” ha riscosso un gran successo di partecipazione e di unione, speriamo che l’edizione 2018 possa replicare e migliorare il numero di persone partecipanti ad una serata pensata e sviluppata per aggregare e per dare un forte segnale di unione”, sono queste le parole di Roberto Donatelli, Presidente di Confcommercio Imprese.

 

 

Fonte foto di copertina: Paesaggi d’Abruzzo

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