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A marsicanews gli auguri di un “cesarolo” davvero speciale

A MarsicaNews Monsignor Emidio Cipollone, arcivescovo della Diocesi di Lanciano-Ortona, ma prima di tutto, un “cesarolo” di nascita e dunque un marsicano di origine.

Ci dica, Sua Eccellenza, viste le sue origini, qual è il suo personale rapporto con la Marsica? Cosa in passato l’ha legata a questa terra e cosa, nonostante l’attuale distanza, continua a mantenerla vicina a questo nostro territorio?

Non si può mai dimenticare la mamma quindi essendo io marsicano sono marsicano per sempre. Ci lega a questa Terra tutto, dalla nascita, alla famiglia, agli affetti, l’attività pastorale ad Avezzano, a Lecce dei Marsi, a Pescina, a Cese stessa ed in tante altre parti con la pastorale familiare.

Il legame è profondissimo, oserei dire che è di sangue, e la distanza per certi aspetti, come diceva una vecchia canzone, non fa che far diventare più grandi gli affetti stessi per farli scoppiare come un grande incendio. Quindi sono profondamente marsicano, ci tengo, mi informo e torno qui tutte le volte che posso.

Considerando dunque l’affetto e la stima che nutre nei confronti della nostra Terra, quale augurio si sente di fare ai tanti fedeli che stanno vivendo, con spiritualità e devozione, il Natale del Signore?

Oserei rubare una frase di Papa Francesco come ultimamente, io e molti altri, facciamo frequentemente: il Natale serva a ricordarci che non dobbiamo lasciarci rubare la speranza.

Lo voglio dire mettendomi davanti al presepe, di fronte al quale probabilmente ci metteremo tutti, per imparare proprio dal presepe alcune cose: imparare ad esempio il silenzio, il saper riflettere, il rientrare in noi stessi, il fare pausa nelle tante cose che facciamo, nei tanti rumori che ci circondano per poter pensare ai sentimenti.

Il presepe ci insegna proprio i sentimenti. Non basta soltanto ragionare sulle cose, non basta soltanto avere le possibilità di migliorare dal punto di vista tecnico, sono importanti i sentimenti, è importante il cuore. Il Natale ci insegna a valorizzare il cuore che è l’essenziale ed il presepe ci chiede ancora di impegnarci sull’essenziale.

A Betlemme non c’era niente, mancava tutto, però c’era quello che serviva di più: c’era l’amore di Dio e c’era l’amore degli uomini, quello di Maria e Giuseppe.

Che il Natale ci insegni ad amare Dio ed il prossimo nella gioia facendo regalo della nostra vita alle altre persone.

A Natale ci scambiamo i doni, quindi tutti doniamo qualcosa, impariamo a donare noi stessi come ha fatto Gesù per noi.

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