Ambiente

A Gioia dei Marsi un orso marsicano preda un vitello infetto e l’allevatore piange lacrime di …coccodrillo

Intanto la situazione continua ad essere fuori controllo per gli intollerabili ritardi del Ministero della Salute e del Servizio Veterinario regionale nel definire ed implementare un piano d’azione per la totale e definitiva eradicazione del focolaio di TBC bovina rilevato per la prima volta ormai 3 anni fa.

Dall’aprile scorso quando la TBC bovina fu diagnosticata come la causa di morte dell’orsa recuperata in località Sperone nel comune di Gioia dei Marsi ad oggi sono passati più di 7 mesi. In questo lungo periodo si è passati da una riunione ad un’altra, riunioni che hanno visto confrontarsi esperti del Ministero della Salute, del CFS, del Ministero Ambiente, delle ASL regionali e del PNALM. Si e’ poi giunti in estate finalmente ai primi interventi di recupero degli animali che il cosiddetto “allevatore”, che oggi si lamenta con il Prefetto di non essere tutelato dal PNALM, aveva abbandonato sul territorio per anni senza alcun controllo sanitario. Quelli stessi animali che sono causa del focolaio di TBC, quelli stessi animali che una volta catturati con il decisivo aiuto del CFS e del servizio di vigilanza del PNALM, egli stesso ha poi liberato dal recinto di quarantena in cui erano stati raccolti e per cui è stato denunciato, cosi come riportato da tutta la stampa regionale lo scorso Settembre.

Oggi un numero imprecisato di capi di bestiame è ancora irrintracciabile e quelli riportati in stalla continuano ad essere promiscui con la fauna selvatica, addirittura con alcuni esemplari di orso che, come riportato in questi giorni dagli stessi responsabili dell’ASL di Avezzano, si abbeverano dalla stessa vasca del bestiame in quarantena. Una stalla che non possiede nemmeno un recinto elettrico a difesa del bestiame… ragion per cui ci auguriamo che non un euro del contribuente venga speso per risarcire chi non lo merita.

Insomma nonostante alcuni lodevoli tentativi di riportare la situazione sotto controllo, di cui diamo atto essenzialmente al Presidente dell’Ente Parco Dott. Carrara ed ai funzionari del Ministero dell’Ambiente che seguono la situazione dallo scorso Aprile, continuiamo a registrare una sostanziale mancanza di strategia e di azioni risolutive da parte del Ministero della Salute e dei Servizi Veterinari regionali. A quando un decreto che stabilisca puntualmente e obbligatoriamente tutte le misure necessarie per l’eradicazione del focolaio infettivo che minaccia non solo la fauna selvatica ed il bestiame degli allevatori virtuosi ma anche la salute umana ? E’ possibile che la Direzione che si occupa di Sanità Animale al Ministero della Salute non comprenda l’urgenza che la situazione ormai impone ? Quanto dovremo ancora aspettare per vedere concretamente applicate queste misure ? A quando l’abbattimento di tutti i capi che continuano ad infettarsi l’uno con l’altro nell’attesa che il Ministero della Salute si decida a pronunciarsi ? Arriveremo in questa situazione alla prossima stagione di monticazione e magari si permetterà nuovamente il pascolo in un’area infetta ?

Rivolgiamo un appello ai responsabili del Ministero della Salute e dei Servizi Veterinari regionali , ci rispondano pubblicamente, giustifichino il loro ritardo e ci facciano sapere, informandone l’opinione pubblica abruzzese, quando e come intendono far fronte a questa emergenza

SALVIAMO L’ORSO

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